C’era una volta in Anatolia (di Raffaele Morani)


Non è Istanbul dai mille colori e luci, non è Ankara dai larghi viali e palazzoni, ma sono le colline di una grigia e notturna Anatolia, che vedono muovere un corteo di tre auto con dentro i poliziotti, il colpevole di un delitto, un magistrato ed alcuni collaboratori, tutti insieme alla ricerca del luogo dove gli assassini rei confessi hanno seppellito la loro vittima, ma la ricerca è lunga perché i colpevoli non sanno trovare il luogo esatto, perché le colline sono tutte uguali. Una metafora della Turchia alla ricerca di se stessa e anche dei protagonisti, che impariamo a conoscere durante il piccolo viaggio di questa strana carovana, all’insegna di una certa ironia di fondo tra allusioni ai cambiamenti degli ultimi anni, linguaggio burocratico dei funzionari statali e le piccole speranze degli abitanti del villaggio dove pernottare o della cittadina dove depositare per l’autopsia il cadavere finalmente trovato, chiudere l’inchiesta e ritornare alla “normalità”. Il film è Bir zamanlar Anadolu’da tradotto in italiano con “C’era una volta in Anatolia”, di Nuri Bilge Ceylan, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2011, passato velocemente in Italia l’anno scorso solo in qualche rassegna d’essai. E’ un giallo insolito, senza alcuna suspense, ma che scava a fondo nei caratteri e nelle debolezze, potremmo dire nei piccoli segreti dei protagonisti: un colpevole che cerca di proteggere qualcuno, un poliziotto dai metodi rudi in fuga da preoccupazioni familiari, un giovane medico incapace di accostarsi alla vita, un magistrato abile a risolvere tanti delitti, ma che non ha mai voluto indagare sulla misteriosa morte dell’amata moglie. Tante piccole storie, che  vorremo vedere risolte più o meno felicemente, ma la speranza non può appartenere ai nostri protagonisti, o forse ad alcuni di loro, o forse solo alle giovani generazioni, rappresentate dal figlio della vittima.

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12 risposte a C’era una volta in Anatolia (di Raffaele Morani)

  1. Giù ha detto:

    Complimenti a Raffaele!
    Sempre in tema cinema, ma un po’ off topic:
    nell’ultimo anno sono entrata un po’ in fissa col cinema turco o comunque con film che avessero come sfondo Istanbul. Ho visto The losers’ club, My Marlon and my Brando, A touch of spice e quasi tutti i film di Fatih Aikin.

    Ho cercato in lungo e in largo ma non sono riuscita a trovare una versione coi sottotitoli in inglese di un film che – dal poco che ho visto – sembra molto bello: Do not forget me Istanbul (Unutma beni Istanbul), qualcuno può aiutarmi?
    Rivolgo l’appello soprattutto ai turkish speaker che comprendono i siti di streaming e download in turco meglio di me, magari riescono a trovare qualcosa.

    Grazie! 🙂

  2. mirkhond ha detto:

    Ho visto il film l’anno scorso sul tubo, su segnalazione di un articolo di Giuseppe.
    Un film molto psicologico con lo scavo nei sentimenti dei protagonisti.
    La figura del magistrato e del funzionario di polizia escono come figure umane, con le loro debolezze, ansie, preoccupazioni, rimpianti…
    Insomma un paesaggio giudiziario-oliziesco turco umano, e ben lontano da certi sterotipi cinemartografici che vedono i Turchi e soprattutto le forze dell’ordine e la magistratura sempree e solo dei brutali carnefici ed esecutori privi di anima…
    Bellissimo il paesaggio dell’Anatolia centrale, se non sbaglio è stato girato nei dintorni di Kirikkale sul Kizil Irmak.
    ciao!

  3. Andrea ha detto:

    L’ho visto qualche mese fa. Come tipologia di film si può dire che è un giallo poliziesco, ma bisogna tenere conto del fatto che la trama è del tutto psicologico-introspettiva: niente sparatorie e inseguimenti! A mio parere lo svolgimento è a tratti troppo lento, ma immagino che possa essere una scelta voluta del regista per creare un contrasto tra i ritmi serrati di una metropoli come Istanbul e la placidità delle desolate lande anatoliche.

  4. raffaele morani ha detto:

    Grazie a tutti!
    Sì Andrea il film è lento, ma secondo me la scelta stilistica del regista è azzeccata perchè permette di concentrarsi meglio sulla psicologia dei personaggi, che come giustamente sottolinea Mirkhold sono un’umanità molto umana, lontana da stereotipi, ritratti nelle loro debolezze e piccoli segreti in maniera molto efficace. E poi la desolata, notturna e piovosa Anatolia è la cornice ideale per questa storia e questi personaggi, a differenza di una qualsiasi metropoli. Per quel che riguarda il film segnalato da Giù…..mi metto alla ricerca anch’io 🙂

  5. Bernardo ha detto:

    Io l’ho visto al cinema l’anno scorso e l’ho trovato di una noia mortale. Sono sinceramente affascinato dai vostri commenti perché avrei voluto trovarci quello che dite voi, invece – sicuramente per mia ignoranza – alla fine del film sono solo riuscito a pensare che sarebbe stato meglio se avessi fatto altro quella sera.

  6. Giù ha detto:

    Alla fine sono riuscita a trovare il link all’intero film Unutma Beni Istanbul ( Do not forget me Istanbul) coi sottotitoli in inglese. Se a qualcuno interessa si può vedere qui http://www.sinemalar.com/film/86964/unutma-beni-istanbul
    😉

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