Doğu Ergil e lo stato curdo


Interessante intervista – su Today’s Zaman – a Doğu Ergil: sociologo turco che insegna alla State University of New York e membro del comitato dei 63 saggi incaricato dal governo – qualche giorno fa – di un’operazione di public relations sul processo di pace col Pkk (hanno il compito di spiegare all’opinione pubblica di cosa si tratta, per vincere diffidenze e resistenze).

In effetti, l’intervista m’interessa per un passaggio specifico: quello in cui Ergil sostiene che lo stato curdo – uno dei punti più penalizzanti del trattato di Sévres del 1920 tra i vincitori della Prima guerra mondiale e l’Impero ottomano – è scomparso dal successivo trattato di Losanna del 1923 con la Turchia di Atatürk perché rifiutato proprio dai curdi. La ragione? Dopo aver partecipato attivamente alla pulizia etnica contro gli armeni, di cui avevano in molte occasioni incamerato beni mobili e immobili, temevano per la creazione di uno stato armeno in quelle terre (con relative restituzione del maltolto) perché – da soli – sarebbe stato molto difficile difendersi, diplomaticamente e militarmente.

Il punto è: ma che riscontri ci sono per questa interpretazione dei fatti?

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3 risposte a Doğu Ergil e lo stato curdo

  1. eustakyo manopulo ha detto:

    Quello che Ergil ,persona molto preparata,dice e’ una realta’ storica. İnfatti usata dopo un paio di volte per per tenere buone le popolazioni locali. Oggi crediamo seriamente che uno stato curdo non abbia la possibilita’di stare in piedi senza un appoggio esterno. Ora e’ difficile pensare che l’occidente cambi i suoi piani medioorientali a favore dei curdi. Sembra razionale un legame a base democratica ,entro i confini della Turchia, nel benessere comune.

  2. FLG ha detto:

    E’ la solita questione del giudice e dello storico. Evidentemente la tesi di Ergil non si basa e non si può basare su alcuna “pistola fumante”, ma è ampiamente plausibile, con qualche precisazione. Io per esempio non direi neppure che i curdi rifiutarono un loro stato, perché questo presuppone che un numero superiore a sì e no 100 curdi in tutto il mondo (e 10 nel Curdistan) avesse all’epoca un’idea di nazione curda e di stato curdo. Una volta ho chiesto a un ragazzo curdo che cosa rispondessero i suoi amici turchi alle sue rivendicazioni, e mi disse: “Mi dicono: ‘Però vi ha fatto comodo, in quegli anni, stare assieme a noi!'” E non hanno tutti i torti.

  3. mirkhond ha detto:

    Uno stato curdo unitario infatti non è MAI esistito.
    Al massimo diversi emirati e/o gruppi tribali, spesso in lotta tra di loro.
    Infine non sono nemmeno uniti dal punto di vista religioso, visto che circa il 65% dei Curdi è sunnita, e il restante 35% si divide tra Shiiti Imamiti, Alevi, Yezidi e altre sette gnostiche con una verniciatura shiita.
    Un curdo alevi di mia conoscenza ad esempio, comunista, non ha nessuna simpatia per Urfa, vista come la roccaforte del “bigottismo” sunnita, e anni fa mi disse che per i Curdi, la differenza religiosa viene prima delle affinità etniche.
    Del resto c’è chi discute se gli Zaza di Dersim possano essere considerati Curdi, oppure un gruppo iranico affine, ma il cui nucleo linguistico originario, proviene dal Gilan iraniano.
    Pare che tra i Curdi e gli Zaza, le differenze di comprensione siano equivalenti a quelle tra Italiano e Castigliano/Spagnolo…
    Così almeno mi è stato detto dal mio conoscente di Malatya…..

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