Istanbul, Europa: I quartieri di Istanbul, Eminönü


31594865Tornando oggi pomeriggio a casa – ovviamente via mare – da una conferenza al di là del Bosforo, ho finalmente finito di leggere un libro particolarmente illuminante: Honored by th Glory of Islam. Conversion and Conquest in Ottoman Europe, di Marc David Baer (Oxford University Press, 2008). Parla di un periodo non particolarmente conosciuto della storia ottomana, del regno di Mehmet IV: un periodo in cui la religione islamica è stata sul serio istrumentum regni, in cui le conversioni all’Islam – proposte o imposte – erano pratica quotidiana, in cui gli ottomani arrivarono – nel 1683 – ad assediare Vienna per conquistare e convertire (un autentico scontro di civiltà ante litteram). Vabbè, la sto prendendo troppo alla lontana. Nel libro si parla anche della politica di islamizzazione forzata di alcuni quartieri di Istanbul: specificamente di Eminönü, la zona portuale nella penisola storica, in cui transitano il tram verso Sultanahmet e ogni giorno migliaia e migliaia di turisti.

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9 risposte a Istanbul, Europa: I quartieri di Istanbul, Eminönü

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  2. niki ha detto:

    Sono andata a leggermi l’articolo e devo dire che fai venire voglia di venire a Istambul di corsa! Mercato delle spezie, street food, non so, mi trasmetti una città che ha ancora una dimensione umana. L’Europa ormai è diventata così asettica!
    Buona giornata!
    Niki

  3. mirkhond ha detto:

    Questo aspetto delle conversioni forzate all’Islam nel Balcano Ottomano nel XVII secolo, non mi risulta nuovo.
    Effettivamente aree come l’Albania, il Kosovo, versomilimente i Rodopi, diventano a maggioranza musulmana proprio nel periodo di Mehmet IV (1648-1687), durante l’ultimo grande sforzo espansionistico ottomano, che avrebbe portato l’impero alla sua massima estensione.
    Vedasi la guerra di Candia del 1644-1669, l’avanzata verso la Polonia meridionale nel 1672-1682, e infine l’assedio di Vienna del luglio-settembre 1683, con la disfatta ottomana.
    Ora, perché questa maggior pressione all’islamizzazione, di alcune aree balcaniche?
    Forse perché dietro quest’ultima fase espansionistica, promossa dai visir Kuprulu, si nascondeva già una decandenza, una crisi di un sistema politico, nato e concepito come una macchina in continua espansione?
    La stessa crisi del devshirme coeva (l’ultima leva di schiavi cristiani per i giannizzeri, si fece intorno al 1715), era in realtà la crisi del sistema creato da Orkhan (1326-1362), e che non riusciva più a funzionare?
    Bisognerebbe comunque verificare se, questa politica di intensa islamizzazione, spesso forzata, comportasse un aumento maggioritario della popolazione musulmana balcanica.
    Il che, non mi risulta, che diversamente le insurrezioni cristiane antiottomane tra 1804 e 1913 sarebbero fallite…
    Oppure, rimasero COSPICUE MINORANZE cristiane, tali da potersi liberare dal dominio ottomano, sia pure col FORTE AIUTO delle grandi potenze cristiane di Austria, Russia, Francia e (in misura molto minore) Inghilterra?
    Pensiamo alle insurrezioni del 1688-1690, e quella del 1770-1774, conclusesi sanguinosamente, ma NON al punto di eliminare o ridimensionare ulteriormente l’elemento cristiano.
    Soltanto una credibile ricerca di percentuali demografiche tra XVII e XIX secolo, potrebbe forse darci una risposta e una valutazione più esaustiva di questo particolare periodo ottomano….

  4. mirkhond ha detto:

    errata corrige: verosimilmente i Rodopi ecc.

  5. mirkhond ha detto:

    Sempre a proposito dell’argomento

    Ieri sera mi sono rivisto sul tubo, e in lingua originale (sottotitolato in Inglese) un vecchio film bulgaro del 1988, Vreme Razdelno o Vreme na Nasilie, cioè Tempo di Violenza o Tempo di Divisione, tratto dal romanzo dello scrittore bulgaro Anton Donchev, I Cento Fratelli di Manolo, del 1964.
    I film (e quindi il romanzo a cui è ispirato), verte proprio sulla supposta epoca della conversione di massa all’Islam, dei Pomaki dei Rodopi.
    Pomaki slavofoni e la cui lingua è considerata un dialetto bulgaro, ma appunto musulmani.
    Il protagonista principale del film, è un eroe “negativo” l’agha dei giannizzeri Qara Ibrahim, inviato dal Sultano Mehmed IV nei Rodopi nel 1668 per accellerare l’Islamizzazione degli antenati dei Pomaki.
    Ora, non entriamo nella vexata quaestio dell’epoca e soprattutto delle MODALITA’ della conversione di massa all’Islam degli avi dei Pomaki.
    Questione che ha animato e diviso la stessa storiografia bulgara, oltre ad aver causato polemiche infinite con la stessa cospicua minoranza musulmana bulgara, sia pomaka che turca, anche in Turchia, e negli Usa, tra gli emigrati Turchi di Bulgaria.
    Polemica infiammatasi anche per il film bulgaro, un kolossal prodotto dal governo comunista, e realizzato durante l’ultima e pesante campagna di bulgarizzazione forzata dei Turchi e dei Pomaki del Rodope negli anni 1984-1989.
    Se invece osserviamo la tesi del film (e del romanzo), si cerca piuttosto di risaltare la comune “bulraricità” sei dei Cristiani (tutti Ortodossi, naturalmente…) che dei Musulmani, sia quelli convertitisi fin dall’avvento del dominio ottomano dal 1363, e soprattutto tra i piani alti (come il vecchio vali Agha Suleiman, discendente di antichi boiari, convertiti all’Islam per salvare potere e possedimenti, ma molto tollerante con i suoi vassalli e contadini rimasti in MAGGIORANZA cristiani), che dei Giannizzeri come Qara Ibrahim, più feroci e intolleranti.
    Qara Ibrahim infatti, diviene lo stereotipo del giannizzero ottomano, un antico schiavo-soldato, nato cristiano da una famiglia umile dei Rodopi (il padre era il mugnaio del villaggio, la mamma una lavandaia) e prelevato durante un devshirme (forse quello del 1638), e allevato e indottrinato come una perfetta macchina da guerra, fanaticamente devota al Sultano e ad Allah, e piena di ODIO verso la propria terra e il proprio popolo d’origine.
    Infatti, pur essendo diventato un uomo di successo, e nuovo governatore, Qara Ibrahim nutre un forte rancore verso il padre, reo di aver consegnato lui, figlio naturale, e non i fratello adottivo Manolo (Manole come viene pronunciato in Bulgaro).
    Da qui una serie di crimini di stampo “unno-stalinista” in cui le prime vittime della sua repressione e islamizzazione forzata, saranno proprio i SUOI PIU’ STRETTI PARENTI!
    Però se i giannizzeri e il loro agha, appaiono come dei feroci criminali, fanatizzati perché SRADICATI A FORZA DAL LORO AMBIENTE CONTADINO NATIVO (terribile la scena degli stupri di massa, fatti dai giannizzeri verso le donne valligiane, catturate durante il matrimonio proprio di Manole), vi sono però i Musulmani più antichi, quelli convertitisi subito dopo le prime conquiste ottomane del XIV secolo, che sono invece contrari alla ferocia e all’islamizzazione forzata, tipo il giovane imam della piccola comunità musulmana indigena, fatto impiccare da Qara Ibrahim, perché “mollaccione”!
    L’altro personaggio chiave poi, è il parroco del villaggio principale, uno ieromonaco del Monte Athos, il quale di fronte alle pressioni e alle violenze di Qara Ibrahim, abbraccia l’Islam assieme a quasi tutti i valligiani, anche perché convinto che, in fondo, cristiani e musulmani, si è tutti “bulgari” e si viene tutti dalla stessa terra e si parla la stessa lingua!
    Ora questa grossolana panzana anacronistica per l’epoca delle vicende, rispecchia però sia il pensiero dello scrittore bulgaro, che dello stesso pensiero dominante della cultura bulgara, fin dal XIX secolo, fin dai moti nazionalrisorgimentali antiottomani, che portarono nel 1878 alla nascita della Bulgaria moderna, ampliatasi territorialmente nel 1885-1886 e 1912-13.
    Ora, per il nuovo establishment bulgaro cristiano-ortodosso, ma anche per quello successivo comunista, la “bulgaricità” è slavofonia e fede cristiana ortodossa, intorno a cui tutti i “Bulgari” devono prima o poi assimilarsi, ma anche “comprensione” per quei “fratelli” che hanno “sbagliato” o peggio SONO STATI COSTRETTI A SBAGLIARE, con le conversioni, forzate o non all’Islam, e in molti casi addirittura turchizzatisi linguisticamente.
    Quest’ultima “considerazione” nasceva dal presupposto che persino la CONSISTENTE COMUNITA’ TURCOFONA bulgara, fosse in realtà oriunda anch’essa da antichi Bulgari Cristiani slavofoni ottomanizzati. Ovviamente a forza!
    Insomma romanzo, e soprattutto il cruentissimo e lunghissimo film, portano avanti, al tramonto del regime nazionalcomunista di Todor Zhivkov, questo luogo comune della cultura identitaria bulgara moderna, e che trova invece numerose falle e critiche da parte della più contemporanea storiografia, anche bulgara!

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