Turchia, imprenditorialità femminile e violenza contro le donne


Meno violenza, più impresa. In Turchia, ancora nel XXI secolo, le donne vengono numericamente tenute ai margini della politica e delle attività economiche; in più, i casi drammatici di omicidi, di stupri, di sottomissione fisica e psicologica – a cui fanno spesso seguito casi di sfacciata impunità – riempiono quasi quotidianamente le cronache: e non solo nelle zone rurali. Una ricerca ufficiale del 2008, ad esempio, indica come a subire violenza “almeno una volta nella propria vita” è il 39% delle donne turche, il 38% nel contesto urbano e il 43% in quello rurale. Appena nominata, dopo le elezioni del 12 giugno 2011, il ministro della famiglia e delle politiche sociali Fatma Şahin si è coraggiosamente lanciata contro mentalità, pratiche, ostacoli burocratici, inadeguatezza organizzativa e normativa: dando spesso alla sua lotta – che non sempre ha trovato adeguato sostegno nell’establishment politico – una dimensione internazionale.

Primo, meno violenza. Alla Şahin si deve la storica legge n° 6284 dell’8 marzo 2012 – una data ovviamente non casuale – “sulla protezione e la prevenzione della violenza contro le donne”, che ha introdotto nella legislazione turca strumenti più incisivi – soprattutto per quanto riguarda la prevenzione, in passato colpevolmente trascurata – e ha creato dei meccanismi operativi all’avanguardia. In più, ha scatenato una campagna mediatica per informare – con ogni mezzo – sulle nuove opzioni a disposizione delle donne che subiscono violenza, all’interno delle mura domestiche e non solo. Anche negli opuscoli informativi del ministero – persino tradotti in inglese – la nuova legge è poi presentata come diretta conseguenza della “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” dell’11 maggio 2011 – meglio nota come “Convenzione di Istanbul” – che la Turchia ha ratificato per prima (non è ancora entrata in vigore) e di cui applica convintamente l’approccio “delle quattro P”: prevenzione, protezione, pena, politiche.

La grande novità – relativamente a quest’approccio – è la creazione di “centri per la prevenzione e il monitoraggio della violenza”, presenti finora in 14 province su 81 con modalità sperimentale: a cui ci si può rivolgere – in forma del tutto gratuita e anonima, 24 ore su 24 – ancor prima di aver subito violenze di rilevanza penale; violenze che – come stabilisce la legge – possono essere non solo di natura fisica e sessuale, ma anche psicologica ed economica: e le cui forme concrete sono elencate in modo anche crudo nel materiale esplicativo.

Nei centri, raggiungibili anche per via telefonica al 183, opera personale specializzato di ogni tipo: dai medici ai legali, in base al principio di cooperazione tra tutti gli enti pubblici coinvolti; mentre sono attivi anche “centri di accoglienza” che offrono ospitalità per 6 mesi rinnovabili e opportunità di formazione. Lo slogan è: “tolleranza zero verso la violenza contro le donne”.

[…]

(il resto dell’articolo – la parte in cui si parla di imprenditorialità femminile – potete leggerlo qui)

Questa voce è stata pubblicata in politica interna, Turchia e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Turchia, imprenditorialità femminile e violenza contro le donne

  1. Pingback: Turchia, imprenditorialità femminile e violenza contro le donne - Istanbul Avrupa - Webpedia

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...