Istanbul, Europa: Le proteste di piazza a Istanbul (maggio-giugno 2013)


4df4df2f2a88a6c2ad8c2132cd4fe0af.jpg.thumb_700Sono stato cattivissimo profeta: due giorni fa, ho infatti parlato del divieto di organizzare manifestazioni politiche a piazza Takism e su Istiklal caddesi valido per tutto un anno (e auspicavo che questo divieto venga reso permanente, liberando una volta per tutte il centro storico da caos e disagi). Invece, una protesta contro lo smantellamento di un piccolo parco proprio a ridosso di piazza Taksim – l’idea è di ricostruire al suo posto la caserma di artiglieria ottomana distrutta nel 1940, con funzioni di centro commerciale e residenziale – è degenerata a causa dello sgombro effettuato dalla polizia ieri mattina.

In Turchia, in effetti, ci sono fratture socio-politiche e tensioni assortite che trovano sfoghi insufficienti nei canali istituzionali della democrazia: il malcontento è affiorato più volte nel corso degli ultimi mesi, ma è stato sostanzialmente represso; il risultato è che la tensione accumulata è esplosa ieri: con manifestazioni anti-governative in tutta la Turchia e decine di migliaia di manifestanti – e forse più! – nel cuore europeo di Istanbul. Anche in questo caso, la polizia ha ricevuto l’ordine di disperderla: lo ha fatto in modo pesante, con lacrimogeni e – a quanto sembra – con proiettili di gomma. Tutta la zona di Beyoğlu è sostanzialmente in stadio di assedio, il bilancio è di centinaia di feriti (si parla anche di qualche morto, ma non ci sono conferme).

Cosa accadrà, nessuno può prevederlo. Il governo democraticamente eletto è apparentemente saldissimo in virtù del consenso elettorale del 50% e della maggioranza parlamentare di cui dispone; ma le manifestazioni di piazza sono imprevedibili e se le risposte delle autorità non sono adeguate può scatenarsi il finimondo: e dopotutto, la storia della Turchia contemporanea è costellata di sanguinosi colpi di stato militari. In ogni caso, è ragionevole pensare che le proteste continuino e che – almeno nel breve periodo – salgano di intensità. Il consiglio per chi verrà a Istanbul nei prossimi giorni, ovviamente, è di evitare la zona di Taksim e di Istiklal caddesi (ma anche gli altri quartieri in discesa verso il Bosforo): perché il rischio di rimanere coinvolti è elevatissimo.

Magari vi terrò aggiornati nei prossimi giorni se la situazione dovesse complicarsi ulteriormente.

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7 risposte a Istanbul, Europa: Le proteste di piazza a Istanbul (maggio-giugno 2013)

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  2. kelebekoltrarno ha detto:

    Come al solito, è estremamente difficile da qui capire il vero senso di queste proteste.

    Sono legate al quartiere, che mi ricordo diviso in maniera impressionante tra vetrine/palazzoni e vicoletti pieni di migranti neri? C’è un elemento etnico? Che rapporto c’è con i partiti “kemalisti” e con la sinistra storica? Qual è la politica per Istanbul dell’AKP? Qual è la situazione dei servizi sociali, del traffico, degli sfratti, dell’edilizia, del verde pubblico, della salute, insomma tutte quelle cose per cui (in tono certamente ben minore) ci ribelliamo qui nei nostri quartieri?

    Tutto ciò che leggo qui è talmente vago (“proteste contro l’autoritarismo”) da risultare inutile.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      ciao, ne parlero’ diffusamente gia’ da domani: ma provo ad anticipare il succo del discorso.

      in sostanza, ci sono due differenti filoni antagonisti che si sono saldati:

      – da una parte, in virtu’ di un approccio alla democrazia ancora molto carente, i grandi progetti vengono eseguiti senza dare sufficienti informazioni alla popolazione e senza attivre forme di feed-back dalla popolazione alle istituzioni: cio’ crea ovvio malcontento – soprattutto in relazione a quei progetti percepiti come orientati esclusivamente al profitto e senza benefici per la popolazione – e produce situazioni imbarazzanti in termini di cementificazione etc etc. le proteste nei confronti di questi meccanismi non sono necessariamente legate alla politica dei partiti;

      dall’altra, alcune decisioni che riguardano le politiche sull’insegnamento della religione, sull’aborto, sul consumo di bevande alcoliche etc etc sono state strumentalizzate – sfruttando la frattura pur esistente conservatori/’laici’ – per mettere in crisi un governo che non ha al momento alternative politiche credibili; molti dei manifestanti, infatti, nelle proteste esibiscono la bandiera turca, con o senza l’effigie di Ataturk.

      (poi ci sono anche quelli che pensano che la polizia e’ ‘fascista’ per natura: ma si tratta di gruppi sostanzialmente marginali).

      • Daniele Imbimbo ha detto:

        Decisioni strumentalizzate? Scusa Giuseppe sai ma noi che viviamo qui da tanti anni, ci siamo resi conto che nel giro di pochi mesi non possiamo più mettere un tavolino in strada, non possiamo più bere una birra dopo le 10 di sera, non possiamo baciarci in pubblico perchè dei signori con i coltelli possono ammazzarti e probabilmente poi fare delle foto ricordo con la polizia in caserma. Se tu parli del Gezi Parki come di “un piccolo parco” forse non conosci ancora abbastanza la storia di questo Paese.
        Ah, e io sono uno di quei “marginali” che erano in piazza in questi giorni.
        Naturalmente non ho sfasciato nulla. Per tua informazione, non sono un comunista ne’ un kemalista (il che farebbe molto ridere dato che non sono turco).
        E non faccio il provocatore di professione.
        Sono un uomo d’affari.

        Cordiali saluti,
        Daniele Imbimbo.

  3. Smilla ha detto:

    Sì, per favore, tienici informati, la Turchia ci sta a cuore.

  4. kelebekoltrarno ha detto:

    “- da una parte, in virtu’ di un approccio alla democrazia ancora molto carente, i grandi progetti vengono eseguiti senza dare sufficienti informazioni alla popolazione e senza attivre forme di feed-back dalla popolazione alle istituzioni”

    Sembra Firenze🙂

    E non è una battuta, nel senso che lo scenario che descrivi, di una grande città storica in cui piovono dall’alto cementificazioni e grandi opere inutili, magari assieme a tagli ai servizi fondamentali e a grandiose chiacchiere, è qualcosa che sentiamo molto, e questa coincidenza indica che si tratta di un processo mondiale e non solo locale.

    Noi stessi ci troviamo qui a gestire un piccolo giardino abbandonato alla speculazione http://nidiaci.blogspot.it , e quindi non possiamo che provare un’istintiva simpatia per questo primo aspetto che descrivi.

    Poi è ovvio che da noi manca completamente il secondo elemento, che fa riferimento a divisioni storiche di altro tipo.

    Comunque, sarebbe bello se ci potessi tenere informati proprio sugli aspetti profondi della vicenda, tanto la cronaca la leggiamo lo stesso, ma solo tu sei in grado di trasmetterci gli elementi fondamentali.

  5. kelebekoltrarno ha detto:

    Ancora…

    mi chiedevo qual è la situazione del verde pubblico a Istanbul, ho letto che quel pezzettino di verde a Taksim sarebbe “l’unico verde pubblico a Istanbul”, che magari è un’esagerazione… ma che tipo di gente frequentava quel parco? Era un parco per famiglie, oppure luogo di vita giovanile e/o notturna, eccetera?

    Poi come dicevo, mi ricordo il gran numero di africani da quelle parti, in evidente attesa di entrare in Europa… ci deve essere anche una grossa questione di migranti di passaggio, che magari non c’entra direttamente con il parco, ma forse è in corso una trasformazione della parte “popolare” del quartiere, che presumo campasse anche sfruttando questo passaggio.

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