Le proteste di piazza Taksim e le bandiere di Atatürk


IMG_0078Nella foto – scattata ieri – c’è un venditore di bandiere turche con l’effigie di Atatürk, su Istiklal caddesi. Nel parco Gezi non ce ne sono moltissime, ma altrove sì: come su Bağdat caddesi dalle mie parti, dove ogni sera s’incrociano piccoli cortei di auto strombazzanti che – in stile finale dei mondiali – esibiscono vessilli di ogni formato.

La tentazione è quella di pensare: che bel simbolo di unità, i manifestanti sono autenticamente patriottici e amano davvero la loro nazione; beh, in effetti non è così: perché quel simbolo – strumentalizzato da alcune fazioni politiche – è invece la manifestazione di una profonda divisione che squarcia la fabbrica nazionale turca e vuol dire “noi [noi “laici”] siamo la Turchia e voi no”, voi siete degli usurpatori che vogliono rovinare il nostro paese. Un simbolo che in questo modo diventa di esclusione, di incomunicabilità, di arroganza: un simbolo di quelle politiche che per molti decenni hanno tenuto ai margini la maggioranza della popolazione turca.

Lo “spirito di Gezi” è ben altra cosa (una Turchia migliore per tutti, non per pochi): lo vedrete in seguito.

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9 risposte a Le proteste di piazza Taksim e le bandiere di Atatürk

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  2. Charls ha detto:

    Questi saranno pure arroganti, ma che dire dell’ intolleranza e dei divieti islamici? Sempre più lontani dall’Europa…

  3. ste ha detto:

    anche i cristiani hanno dei “divieti” ma tutti quelli che si dicono di professare questa religione non li rispettano..almeno i musulmani credono nella loro religione al 100%, e poi non sono così male questi divieti, servono a dare una giusta guida alle nuove generazioni che in europa sono allo sbando..in italia si vedono sempre più ragazzini ubriachi per le strade, qui in Turchia questo non succede..grazie ai principi islamici crescono un pò meglio

    • bluePhlavio ha detto:

      Mi fà piacere sentire qualcosa di sensato di tanto in tanto. Invece, sembrano tutti timorati da ciò che è religioso, per principio… Gli stessi divieti sono visti con occhi diversi a seconda che la motivazione sia laica o religiosa (legge sulle bevande alcoliche in nord Europa e in Turchia)! Per i religiosi di tutto il mondo si prospettano anni di sottomissione laicista…

  4. kelebekoltrarno ha detto:

    Come sai, apprezzo molto il tuo blog e il suo punto di vista (per fortuna) diverso da quello dei media italiani. E condivido molte cose che scrivi.

    Allo stesso tempo, percepisco una certa differenza, che sto cercando di mettere a fuoco.
    Credo che sia dovuta al fatto che tu guardi di più gli elettori, io di più la politica.

    Un esempio italiano – personalmente, non ho nulla né contro il leghista medio, né contro l’elettore medio del PD, due categorie di persone che invece si sentono molto diverse tra di loro.

    Guardo invece come gli eletti dei due partiti si comportano rispetto a un tema concreto che mi interessa – ad esempio, il TAV o le spese per le “missioni militari” all’estero.

    E vedo che qule comportamento c’entra molto poco sia con i proclami dei rispettivi partiti, sia con ciò per cui quei partiti sono odiati.

    Anche nel caso di Erdogan, provo qualcosa di simile: non amo né odio (a differenza dei media italiani) le signore velate che votano AKP, come non amo né odio le signore ben vestite con il culto di Ataturk, perché entrambi sono giochi simbolici che rispecchiano aspirazioni positive.

    Ma vedo che Erdogan oggi incarna una terrificante politica di sviluppo economico, che rischia di devastare la Turchia come è stata devastata l’Italia.

    Non credo che sia colpa “dell’islamismo” e probabilmente nemmeno colpa dello stesso Erdogan: ci fosse al governo il CHP in questo momento, si comporterebbe allo stesso modo.

    Date le ovvie differenze locali, quella di Erdogan mi sembra la stessa politica del destrosinistro Renzi a Firenze, dei conservatori inglesi, dei post-comunisti cinesi, degli ancora-comunisti di Calcutta…

    In un certo senso, mi fanno simpatia tutte le ribellioni a questa deriva, e vorrei che fossero anche più ampie e condivise di quello che sono; allo stesso tempo, sono cosciente – come indubbiamente sarai anche tu – del fatto che non avvengono in un vuoto, ma in un contesto terribilmente complesso di manipolazioni e strumentalizzazioni.

  5. sempre brava la Cristaldi, di meno i commentatori

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