Le proteste di piazza Taksim, i giannizzeri e il Padişah (sultano)


Ieri ho ricevuto un nuovo comunicato stampa da parte della “Piattaforma di solidarietà di Taksim”: il gruppo che ha dato vita alle proteste originarie contro la trasformazione del parco Gezi, che è stato ricevuto dal vice-premier Bülent Arınç e ha presentato una lista di richieste. Ieri, in sostanza, hanno inviato il nuovo comunicato per dichiararsi insoddisfatti perché tali richieste non sono state ancora esaudite. 

Ci sono due elementi paradossali nel comportamento di queste persone.

Primo, da Arınç si sono presentati 7 cinquantenni (solo uomini): dei giovani (e delle donne) che chiedono più democrazia, più libertà e più partecipazione, nessuna traccia!

Secondo, chiedono più democrazia, più libertà e più partecipazione: ma alcune delle loro richieste concrete sono in aperto contrasto con questa impostazione di fondo (che come ho detto, condivido pienamente). Ad esempio, chiedono la rimozione dei vertici delle forze di polizia e di ogni singolo poliziotto “responsabile delle violenze”: ma perché costoro non dovrebbero avere il diritto di difendersi, all’interno di un regolare procedimento disciplinare (o, se del caso, penale)? Chiedono la messa al bando dei gas lacrimogeni e degli spray al peperoncino: ma perché non dovrebbe esserci un preliminare dibattito – consultando degli esperti – sulla loro relativa pericolosità o utilità? Chiedono il blocco dei grandi progetti infrastrutturali a Istanbul (terzo ponte sul Bosforo, terzo aeroporto, canale Istanbul): ma non conta proprio niente il fatto che quei progetti sono stati presentati in campagna elettorale e anche in virtù di quei progetti il 50% degli elettori turchi ha votato per l’Akp? Beninteso, non sto dicendo che sono a favore o contro le singole richieste; la mia critica è che questi “portavoce” dei manifestanti esibiscono un atteggiamento che è speculare a quello che contestano: perché dovrebbero sostanzialmente prendere delle decisioni per tutti, anche se non sono stati scelti (nel senso di eletti) da nessuno?

Lo ha osservato anche Hüseyin Çelik, il portavoce dell’Akp (riferendosi alla richiesta di destituire i vertici della polizia): “la loro richiesta è come quella dei giannizzeri che chiedevano al Padişah di far rotolare qualche testa”.

Insomma: che senso ha andare in piazza contro il “dittatore” Erdoğan… e poi chiedergli di comportarsi come un “sultano”?

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2 risposte a Le proteste di piazza Taksim, i giannizzeri e il Padişah (sultano)

  1. Pingback: Le proteste di piazza Taksim, i giannizzeri e il Padişah (sultano) - Istanbul Avrupa - Webpedia

  2. Celeste ha detto:

    …….mi verrebbe da dire che come al solito la “vera verità” la sanno in pochi anzi, pochissimi!!! Secondo me la verità non sta nelle parole, da entrambe le parti ma, in quello che si è voluto dire in modo occulto, basterebbe decodificare ma il mio umile punto di vista e’ che a nessuno interessa, a parte i manifestanti delle prime ore che in quel caso hanno seguito solo l’istinto del loro cuore!

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