Erdoğan contro twitter


Ha fatto scalpore – qualche giorno fa – la dichiarazione del premier Erdoğan: che se l’è presa rabbiosamente contro twitter, considerato e definito una minaccia e anche peggio e facendo presagire l’introduzione di severi controlli. Anche in questo caso, bisogna mettere le sue parole in prospettiva: perché chi parla di dittatura o autoritarismo è completamente fuori strada. Innanzitutto, Erdoğan se l’è presa con twitter e con i social media per un motivo ben specifico: la disinformazione che è circolata nei primissimi giorni delle proteste e gli inviti per niente velati alla rivolta (ho personalmente letto di ‘500 morti a piazza Taksim’, di poliziotti ‘pronti a usare il gas nervino’ che di morti ne avrebbe fatti a migliaia; per non parlare dei rivoltosi italiani che inneggiavano su Facebook a resistere contro il ‘regime fascista’); del resto, il controllo di Internet – per neutralizzare pedofili, terroristi e tutto ciò che viene percepito come ‘minaccia’ – è da almeno 15 anni il cavallo di battaglia di partiti più o meno conservatori: questo non vuol dire che io condivida questa impostazione (anzi, non la condivido affatto), però per l’appunto si tratta di una posizione ampiamente condivisa anche nelle democrazie più avanzate.

E in linea generale, l’idea che ognuno debba essere responsabile fino in fondo di ciò che dice e scrive – critiche sì, inviti alla rivolta o consapevole disinformazione no – è perfettamente compatibile che gli standard europei di democrazia (certo, poi bisogna anche vedere quali sono le pene previste).

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5 risposte a Erdoğan contro twitter

  1. andrea ha detto:

    Nooo ma che dici! Rivoluzzzioooneee!!!

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  4. mirkhond ha detto:

    “personalmente letto di ’500 morti a piazza Taksim’, di poliziotti ‘pronti a usare il gas nervino’ che di morti ne avrebbe fatti a migliaia; per non parlare dei rivoltosi italiani che inneggiavano su Facebook a resistere contro il ‘regime fascista’ ”

    Ciò che dici non è una novità.
    Nel 1991, qui a Bari ci furono due massicci sbarchi di Albanesi, a marzo e ad agosto, in seguito al crollo del regime comunista di quel paese, e l’apertura delle frontiere.
    Ebbene, la stampa francese, terrorizzò potenziali viaggiatori francesi, dal venire a Bari e in Puglia, perché sarebbero state “preda di bande di albanesi che si sarebbero dati ai saccheggi e alle devastazioni”!
    Questo per dire, il potere di mistificare e disinformare di certa stampa a caccia di sensazionalismo facile, utile solo a vendite, incassi e carriere di chi ci lavora….

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      il problema e’ che poi – in virtu’ di questa disinformazione – le denunce di quegli episodi di violenza e di brutalita’ che ci sono stati e sono stati documentati perdono di credibilita’ e di visibilita’

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