L’intransigenza della piazza, l’intransigenza di Erdoğan


Mi ero illuso che la linea seguita dal premier Erdoğan – durezza nella retorica, fermezza in piazza, aperture verso i manifestanti – avesse dato i risultati sperati, perché dall’incontro di venerdì con dei rappresentanti del parco Gezi (e con alcuni attori e cantanti nelle vesti di mediatori e garanti) era scaturito un ragionevole compromesso: indire un referendum – espressione questa sì di democrazia avanzata! – sulle sorti del parco. Ovviamente, ci si aspettava in cambio la fine dell’occupazione: persino il vali (governatore/prefetto) di Istanbul aveva organizzato un incontro informale coi giovani di Gezi, così da spiegar loro le sue ragioni.

Invece no, nel parco è prevalsa la linea dell’intransigenza: “e vogliamo anche questo e quest’altro, rivoluzione o morte e da qui non ci muoviamo!” “Occupazione, resistenza!” (le richieste riguardavano punizioni per i responsabili delle violenze della polizia, il rilascio di tutti i manifestanti arrestati, la messa al bando di lacrimogeni e spray al peperoncino).

Però pensavo che Erdoğan avrebbe sfruttato il maturare di questa posizione massimalista e poco ragionevole per screditare i manifestanti, utilizzando il fattore tempo per far emergere stanchezza e inevitabili divisioni tra le loro fila. E invece no, ha prevalso anche da parte sua un’intransigenza poco lungimirante: la polizia ha provveduto a sgombrare un’altra volta il parco, provocando la prevedibile reazione di chi era già sceso in piazza nei primi giorni della protesta e si era successivamente rasserenato. In sostanza, guerriglia urbana ieri notte.

Oggi è in programma la grande manifestazione pro-Erdoğan a Istanbul: avevo intenzione di andarci (da cronista, ovviamente: io non parteggio per nessuno, mi limito a osservare e analizzare la realtà) e mi sono già accreditato, però dopo gli eventi di ieri non sono sicuro ci siano le condizioni minime di sicurezza – non tanto nel luogo del comizio, quanto lungo la strada e al ritorno.

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8 risposte a L’intransigenza della piazza, l’intransigenza di Erdoğan

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  2. Ababa Ababin ha detto:

    La prossima mossa quale sarà? L’invio dell’aviazione per non essere a meno dei vostri cugini?
    E poi faccia la cortesia, abbiamo visto che siete più propensi a parlare di democrazia anzichè applicarla, non censuri i post come vostra abitudine in patria e non, non fate altro che avvalorare quel che ormai sta divendando pensiero comune, tanto quelli per fortuna sono ignifughi.

  3. massimo da Milano ha detto:

    Buonasera,
    dopo la lettura della Sua testimonianza, senza voler entrare anche noi nel merito, desideriamo la Sua importante opinione se sia opportuno che ci si rechi in questa citta in questo periodo turbolento: siamo un gruppo di persone che giovedì 20/6 si recherà a Istanbul per turismo.
    In Italia giungono immagini inquietanti.
    Grazie per la cortese disponibilità
    Massimo Azzolini

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      posso chiedevi dove avete l’albergo? perche’ la zona turistica di Sultanahmet e’ sostanzialmente tranquilla, li’ non si corre assolutamente alcun pericolo (ovviamente, e’ preferibile non avvicinarsi alle zone invece piu’ turbolente, nel quartiere di Beyoglu).

    • Niccolò ha detto:

      Sono stato nelle zone di Sultanhamet\Fatih nei primi giorni delle proteste, quando gli scontri hanno cominciato a farsi seri. Posso confermare che in quel periodo, nelle zone di maggior rilevanza turistica, non c’erano problemi di alcun tipo.
      Ora come ora però, non saprei.

  4. claudio ha detto:

    leggendo i tuoi post precedenti ai fatti di Gezi Park, mi è sembrato che tu fossi favorevole al partito di Erdogan. guarda che non c’è niente di male ad esserlo, infatti è stato eletto democraticamente ed ha una ampio consenso elettorale, dunque che problema c’è?

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      io non sono ‘favorevole’ (o contrario) a nessuno, mi limito a fare analisi: e si’, i miei giudizi sull’Akp e su Erdogan erano – e sono! – ampiamente positivi (questo ovviamente non vuol dire che ogni loro singola scelta la giudico positivamente: quando c’e’ da criticare sono il primo a farlo, ma combatto l’ostalita’ espressa da molti miei colleghi per partito preso…)

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