I figli del sultano (numero speciale di Limes sulla Turchia)


Esce domani, martedì 2 luglio, un numero speciale di Limes sulla Turchia. C’è anche un mio articolo sui grandi progetti urbani e infrastrutturali dell’Akp, di cui anticipo i primi paragrafi (qui, il sommario completo):

Il progetto di trasformazione urbana che investe piazza Taksim e il parco Gezi, l’epicentro dell’ondata di proteste che ha scosso Istanbul e la Turchia nelle ultime settimane, è stato presentato in forma videoanimata – direttamente sul sito web del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) – in occasione della campagna elettorale per le politiche di due anni fa. O meglio, ne sono stati suggeriti in modo suggestivo i caratteri salienti: la pedonalizzazione completa della piazza, la realizzazione di tunnel per convogliare sottoterra il traffico, la ricostruzione della caserma ottomana di artiglieria (Topçu Kışlası) demolita nel 1940. Nonostante l’approvazione all’unanimità da parte del consiglio municipale metropolitano, del progetto non sono mai stati resi noti i dettagli; i lavori per lo scavo dei tunnel sono iniziati qualche mese fa, ma la destinazione dell’imponente edificio a ridosso di piazza Taksim è rimasta avvolta nell’incertezza: le voci più insistenti – mai smentite e a volte praticamente ammesse – ipotizzavano l’apertura di un centro commerciale.

La mobilitazione è stata immediata, un gruppo di ecologisti, architetti, urbanisti e professionisti vari – riuniti nella “Piattaforma di Taksim” – ha iniziato un’azione di contrasto a suon di comunicati stampa e procedure legali contro il progetto, essenzialmente per tre motivi: perché i cittadini non sono mai stati né informati né interpellati, perché gli esperti non hanno mai avuto modo di esporre il proprio parere tecnico, perché manca un approccio organico che valuti gli effetti complessivi sul traffico e sulla vivibilità della zona. Sono seguite proposte, tutte concrete ma mai prese in considerazione dalle autorità competenti: fino al sit-in iniziato a fine maggio e al duplice sgombro. La critica è però generalizzata, non riguarda solo piazza Taksim: lo stesso approccio – informazioni scarne, nessuna consultazione – è stato seguito ad esempio per la riqualificazione urbana nei quartieri degradati di Sulukule e Tarlabaşı, o per l’annunciata riconversione della stazione ferroviaria di Haydarpaşa teatro di una protesta analoga a quella originaria del parco Gezi.

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