Gli imprenditori italiani in Turchia dopo piazza Taksim


Business as usual. L’ambasciatore d’Italia in Turchia, Gianpaolo Scarante, ha incontrato la comunità imprenditoriale italiana a Istanbul la scorsa settimana: in uno dei periodici appuntamenti informali per discutere sull’andamento dei rapporti economici tra i due paesi. Al centro dell’evento, ovviamente, le conseguenze delle proteste delle ultime settimane: ormai decisamente scemate d’intensità e rientrate nei canoni della dialettica politica; anche se il diplomatico ha cercato di frenare potenziali allarmismi, presentandolo come l’occasione per salutarsi prima delle vacanze estive: “non c’è nessuna emergenza, nessuno pensi che questo sia un incontro di eccezionalità”. E in effetti, la valutazione sostanzialmente offerta da tutti gli intervenuti – imprenditori, rappresentanti dell’Ice e della Sace – è che, nonostante qualche turbolenza, l’impatto nel medio termine sarà trascurabile.

Del resto, anche durante la fase calda – le prime tre settimane di giugno – l’ambasciata non ha mai sconsigliato di venire in Turchia, al massimo è stato raccomandato di stare alla larga dalle zone delle manifestazioni (e in effetti, il resto della città è stato fondamentalmente al sicuro dagli scontri). Il direttore dell’ufficio Ice ha parlato di qualche perplessità manifestata dalle piccole e medie imprese, soprattutto le piccole: ma in concreto una sola missione prevista per giugno è saltata ed è stata rimandata a settembre. Il dato è stato confermato dal presidente della Camera di commercio italo-turca, che per il 2013 ha in programma 50 missioni e 5500 incontri bilaterali: “c’è stata una pausa di riflessione ma nulla di più, le due missioni previste in questo periodo sono state rimandate di qualche settimana”; e più in generale: “l’impatto sulle relazioni commerciali è stato abbastanza modesto, la prospettiva di crescita resta stabile”. In ogni caso, nel periodo gennaio-aprile 2013 l’Italia si è confermata il quinto partner commerciale della Turchia: con un inter-scambio di circa 6 miliardi di dollari.

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3 risposte a Gli imprenditori italiani in Turchia dopo piazza Taksim

  1. Pingback: Gli imprenditori italiani in Turchia dopo piazza Taksim - Istanbul Avrupa - Webpedia

  2. Elena ha detto:

    con una analisi intelligente, non si lasceranno scoraggiare nemmeno i piccoli imprenditori, quelli più potenzialmente a rischio perdita in caso di eventuali sussulti interni. noi italiani siamo sempre stati dei validissimi interlocutori commerciali e culturali dei turchi e continueremo ad esserlo!🙂

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      infatti! la cosa interessante e’ mettere a confronto queste analisi degli imprenditori con quelle dei resistenti e rivoluzionari che in piazza hanno sentito suonare le trombe dell’Apocalisse (vebbe’, c’e’ anche un imprenditore del turismo che ha lottato contro il ‘fascismo’: ma magari era solo per finire sui giornali e avere pubblicita’…)

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