Né Neoliberalismo, né Kemalismo


Mi sono imbattuto in un articolo illuminante per illustrare alcuni meccanismi di disinformazione su quanto avvenuto nelle ultime settimane in Turchia.

Da una parte, l’autore dimostra di conoscere bene la realtà politica della Turchia (dopotutto è un ricercatore di post-dottorato, immagino sociologo):

al contrario di una stampa occidentale ansiosa di cavalcare l’onda dell’idea, dalle forti connotazioni orientalistiche, di un popolo che si ribella all’ennesimo dittatore del mondo musulmano, la protesta di Gezi Parkı non ha mai veramente ambito alla caduta del governo di Recep Tayyip Erdoğan. Quest’ultimo ed il suo partito guidano saldamente il paese dal 2002 e alle ultime elezioni politiche del 2011 hanno democraticamente ottenuto quasi il 50% dei voti. Inoltre, i principali organizzatori della protesta erano e sono ben consapevoli del fatto che al momento non c’è una vera alternativa politica all’AKP.

Dall’altra, interpreta la realtà sulla base di evidenti filtri ideologici tipici del movimentismo no-global e anti-capitalista (filtri comuni a molti dei manifestanti/testimoni a cui i media italiani hanno offerto spazio e sponde):

Innanzitutto, ed alla base dell’occupazione del parco, c’era l’opposizione da parte di intellettuali, architetti, artisti e gruppi della sinistra ai progetti di rinnovamento urbano, che hanno determinato l’esproprio di centinaia di famiglie da alcuni importanti quartieri della città (uno su tutti Tarlabaşı, proprio a ridosso di Taksim) per costruirvi appartamenti e centri commerciali (AVM) destinati alle classi abbienti. Al fine di dare spazio a questi nuovi luoghi del consumo non si è esitato a chiudere posti simbolici, come il famoso cinema Emek e la storica pasticceria İnce, per far posto all’ennesimo AVM lungo strada dell’Indipendenza (Istiklal caddesi), la principale via della città che sale fino a Taksim.

L’ideologia è nemica dei fatti: non ci sono stati espropri (sinceramente non so se ce ne sono stati di occasionali), perché parliamo – in quartieri profondamente degradati: se non si esplicita, chi legge è fuorviato – di occupazioni senza titoli di proprietà; Inci ha riaperto, il cinema – secondo quanto dichiarato – verrà riaperto al piano superiore dello stesso edificio. “Nuovi luoghi del consumo”, già! E cosa c’è di male nell’essere “abbienti”? Ma siamo ancora – nel XXI secolo – all’odio di “classe”? Niente: i danni che certe ideologie sconfitte dalla storia continuano a fare su persone anche intelligenti sono devastanti!

Se da un lato, nel medio termine, uno degli obbiettivi sarà probabilmente quello di organizzarsi in una nuova forza partitica, dall’altro i rappresentanti di occupyGezi sembrano essere consapevoli del fatto che la vera resistenza che essi stessi invocano nei loro slogans può mantenere la sua vitalità solo se sarà in grado di dar voce ad un cambiamento culturale che porti un pensiero politico nuovo, fresco, che sia definitivamente in grado di superare le diffidenze di lungo corso fra “laici” e “religiosi”, estremisti di destra e di sinistra, nazionalisti turchi e curdi, che ancora ostacolano lo sviluppo di una forma matura di democrazia nel paese.

L’anti-capitalismo è quindi un “pensiero politico nuovo e fresco”? No ai ponti, no agli aeroporti, no al nucleare, no alle dighe, no praticamente a tutto è qualcosa di nuovo… o forse un pensiero politico fortemente anti-moderno? E senza elettricità, twitter come lo fai funzionare?

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8 risposte a Né Neoliberalismo, né Kemalismo

  1. bluePhlavio ha detto:

    Non sono d’accordo su quanto dici di un certo sentimento anti-capitalista. Essere anti-capitalisti non vuol dire per forza essere contrari innovazione e grandi opere anche perchè non credo che i privati giochino un ruolo importante nella costruzione di un ponte (ma non ne so niente, magari mi sbaglio). In un certo senso io mi sento in dovere di oppormi al capitalismo: non in modo ideologico e sistematico ma in modo più culturale ed emotivo. Di fatto i popoli occidentali attraverso il capitalismo hanno creato delle società forse più libere e dinamiche ma fondate su di un certo torpore mentale! Tutto è stato ridotto a questioni pratiche, economiche e materiali e si è persa una grande ricchezza spirituale, specialmente nei popoli d’Europa. Le menti brillanti sono forse favorite ad emergere ed esprimersi ma intanto il popolo esegue quello che l’economia richiede, e non si tratta sempre di cose utili alla vita umana ma soltanto al mercato. Non so a che punto sia questo processo in Turchia e non si deve andare contro sistematicamente, però un pò di malinconia per lo spirito dei popoli che va perso, viene…

    Detto questo è curioso come invece in occidente le proteste siano state dipinte più come una richiesta di occidentalizzazione… Tra le due preferisco sia stato così come le descrive questo articolo e non penso sia poi così lontano dalla realtà, forse ne è solo parte.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      il punto e’: se nessuno andasse a fare acquisti nei centri commerciali, non ci sarebbero centri commerciali.

      l’economia di mercato lascia liberi gli individui di scegliere: altri, vorrebbero imporre le proprie scelte. il problema comunque e’ a monte: l’avversione per il profitto, per i ‘ricchi’

  2. david ha detto:

    “L’ideologia è nemica dei fatti: non ci sono stati espropri (sinceramente non so se ce ne sono stati di occasionali), perché parliamo – in quartieri profondamente degradati: se non si esplicita, chi legge è fuorviato – di occupazioni senza titoli di proprietà; Inci ha riaperto, il cinema – secondo quanto dichiarato – verrà riaperto al piano superiore dello stesso edificio. “Nuovi luoghi del consumo”, già! E cosa c’è di male nell’essere “abbienti”? Ma siamo ancora – nel XXI secolo – all’odio di “classe”? Niente: i danni che certe ideologie sconfitte dalla storia continuano a fare su persone anche intelligenti sono devastanti!

    Se da un lato, nel medio termine, uno degli obbiettivi sarà probabilmente quello di organizzarsi in una nuova forza partitica, dall’altro i rappresentanti di occupyGezi sembrano essere consapevoli del fatto che la vera resistenza che essi stessi invocano nei loro slogans può mantenere la sua vitalità solo se sarà in grado di dar voce ad un cambiamento culturale che porti un pensiero politico nuovo, fresco, che sia definitivamente in grado di superare le diffidenze di lungo corso fra “laici” e “religiosi”, estremisti di destra e di sinistra, nazionalisti turchi e curdi, che ancora ostacolano lo sviluppo di una forma matura di democrazia nel paese.

    L’anti-capitalismo è quindi un “pensiero politico nuovo e fresco”? No ai ponti, no agli aeroporti, no al nucleare, no alle dighe, no praticamente a tutto è qualcosa di nuovo… o forse un pensiero politico fortemente anti-moderno? E senza elettricità, twitter come lo fai funzionare?”

    Questa conclusione è integralista al ‘contrario’ e anche un po’ leggera

  3. Fabio Vicini ha detto:

    Signor Mancini, dato che molte delle cose che dice si commentano da sole mi limito a sollevare un paio di punti a beneficio del lettore, oltre che mio, dato che non mi va che il mio articolo venga travisato dalla sua lettura faziosa e deontologicamente scorretta.
    Punto 1) dato che lei mi annovera come esempio di disinformazione, beh capisca bene che quando parlo della critica al cosiddetto “neoliberalismo”, alla chiusura dei centri commerciali ecc. non sto facendo altro che spiegare le motivazioni originarie del nucleo di persone che avevano iniziato la protesta a Gezi Park, e quindi non sto facendo propaganda politica di bassa lega. Inoltre non si capisce proprio quale sarebbe il nesso logico fra l’accusa di disinformare che mi muove indirettamente e l’altra critica che mi fa di essere “anti-moderno” (a tal proposito, non poteva farmi complimento migliore; ci mancava solo che metteva che rifiuto il “progresso” e lo “sviluppo” e poi avrebbe annoverato tutto il vocabolario del positivismo ottocentesco tanto lei è avanti con la sua visione politica)
    2) Quando parlo di pensiero nuovo e fresco, glielo spiego bene, mi riferivo al fatto che per la prima volta nella storia turca tutte le forze della “”sinistra”” (metto doppie virgolette perché non sono categorie traducibili secondo quelle della politica italiana; infatti include i fascistoidi del CHP, l’anima più liberale dello stesso CHP, il BDP, il partito comunista, i sindacati, i gruppi di gay, armeni, LGTB ecc. oltre che una molto esigua minoranza di “musulmani anticapitalisti”) si sono trovate insieme. Lei dirà che lo hanno fatto perché avevano in Erdogan un nemico comune. Può darsi, ma fatto sta che questo è stato un evento molto significativo, una novità storica per la Turchia ed il vero lascito di Gezi Park. Come tutti gli eventi generazionali anche questo non avrà effetti immediati, ma si spera ne avrà nel lungo corso nella misura in cui può dare inizio ad un processo di superamento delle vecchie divisioni interne ai gruppi “”a sinistra”” e magari, perché no, anche una fase di maggior dialogo con la “”destra””

    Infine, venendo alle mie presunte preferenze politiche, non sono tenuto qui a farle la mia biografia politica, la quale peraltro è pressoché nulla. Le sembrerà strano, ma concordo sul fatto che bisogni superare le vecchie ideologie ma certo le suo posizioni non sono un contributo in questa direzione. Detto questo le dico anche chiaramente che se potessi scegliere preferirei di gran lunga vivere in una città concepita per incontrare le persone in spazi aperti, dove le classi meno abbienti, così come i miei figli (che non ho per ora) possano respirare, la gente guardarsi negli occhi ed incontrarsi, piuttosto che una dove le persone vengono ridotte ad individui che devono solo consumare merci e sfoggiare il loro benessere. Lo chiami come vuole: secolarismo, modernità, capitalismo, neoliberalismo ecc. e se le piace se lo tenga stretto, ma non venga a storpiare il significato di quello che altri vogliono dire per difendere le sue di ideologie.
    Buon lavoro, FV

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      innanzitutto, qui non ci sono ‘signori’.

      poi non ho capito quale sarebbe la faziosita’ e la scorrettezza deontoligica: mi sono solamente limitato a osservare come uno specifico orientamento ideologico – che a me sembra evidente – deforma la percezione della realta’: ‘preferirei di gran lunga vivere in una città […] dove le persone vengono ridotte ad individui che devono solo consumare merci e sfoggiare il loro benessere’.

      addirittura ‘ridotte’🙂 ?

      il punto e’: non avrebbe piu’ senso analizzare la realta’ sulla base dei fatti e non delle proprie preferenze ideologicamente orientate?

      • bluePhlavio ha detto:

        Trovo questa tua religione dei fatti di stampo anglosassone… Anche tu rivesti i fatti di un’interpretazione e non accusare gli altri se lo fanno.

        Ti seguo da un bel pò perchè sei uno dei pochi che fà informazione decente e non strumentalizzata e ti ringrazio per questo ma non condivido alcune idee che, secondo me, sono di derivazione occidentale; ovvero legittime ma decisamente opinabili…

      • bluePhlavio ha detto:

        Il riferimento è per questo post e altri simili che trattano di opinioni secondo me ragionevoli. Ovviamente, di solito fai bene a ridicolizzare alcune visioni assurde della Turchia e di quanto in Turchia succede🙂

  4. Talina_Castagna ha detto:

    Ma scusate, siete passati dallo scambiare la Turchia per la nuova primavera araba a scambiarla per il nuovo Vietnam di Guevara? Se sì, ne avete capito poco, di male in peggio!

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