Istanbul, Europa: Le chiese di Istanbul, Sant’Eufemia di Kadıköy


IMG_5180(dal mio blog cultural-turistico Istanbul, Europa su Zingarate)

E’ una chiesa greco-ortodossa: non particolarmente pregevole da un punto di vista prettamente architettonico-artistico, ma estremamente significativa per la sua storia; ne ho comunque già parlato nell’itinerario – sulla sponda asiatica – Kadıköy a Moda. Sant’Eufemia era una giovane cristiana dell’allora Calcedonia: e all’inizio del IV secolo – esattamente il 16 settembre del 303 – conobbe il martirio, gettata in pasto ai leoni durante le persecuzioni di Diocleziano.

Nella basilica a lei successivamente dedicata, nel 451 ebbe luogo il celebre concilio – di Calcedonia, per l’appunto – che rigettò le dottrine monofisite

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Una risposta a Istanbul, Europa: Le chiese di Istanbul, Sant’Eufemia di Kadıköy

  1. mirkhond ha detto:

    Sulla storia di Rovigno in internet, viene affermato che le reliquie di Sant’Eufemia sarebbero giunte su un enorme reliquiario, via mare, il 13 luglio dell’anno 800 d.C., provenienti dalla cittadina di Cissa/Novaglia presso Pago, sull’omonima isola dalmata, in seguito ad un terremoto.
    Ora, sempre nella suddetta storia, nell’alto Adriatico vi furono effettivamente tre terremoti negli anni 754 d.C., 800 e 801.
    Come erano giunte le reliquie di Sant’Eufemia, o parte di esse, da Costantinopoli (o da Calcedonia) sull’isola di Pago? E quando?
    Quello che si può dire è che diverse città adriatiche hanno per patroni santi orientali, noi a Bari San Nicola di Mira, a Cattaro San Trifone della Frigia, a Ragusa (oggi Dubrovnik) San Biagio di Sebastea/Sivas, ecc.
    Da noi a Bari, si venera anche l’icona della Madonna di Costantinopoli che, secondo la Cronaca del Prete Gregorio dell’892 d.C. (in realtà un falso costruito da un prelato barese del XVIII secolo), sarebbe giunta a Bari il 3 marzo del 733 d.C., ad opera di due monaci bizantini in fuga dalle persecuzioni iconoclaste di Leone III l’Isaurico (717-741 d.C.)
    Ora, Leone III, a parte la rimozione di qualche icona, dopo il suo unico editto iconofobo del 730 d.C., pare che non abbia non solo distrutto niente, ma nemmeno perseguitato i monaci.
    Le rivolte che scoppiarono nell’area di Atene, nelle Cicladi nell’Esarcato di Ravenna e nel Ducato Romano, negli anni 726-728 d.C., non solo furono antecedenti alla sua moderata politica iconofoba, ma furono di natura prevalentemente fiscale.
    Infatti il papa a Roma, fece tornare il Ducato Romano e l’Esarcato sotto la fedeltà imperiale, anche perché bisognoso della (seppur lontana e debole) protezione romana contro i Longobardi.
    Fu solo con la svolta filofranca negli anni 751-756 d.C., che i papi trovarono nel nuovo impero franco dei Pipinidi/Carolingi un nuovo protettore.
    E di conseguenza Costantino V (741-775), ruppe col papato, a cui sottrasse ciò che restava della sua giurisdizione nei brandelli balcanici romani da Salonicco a Durazzo, e il Salento, la Calabria e la Sicilia, annettendole al patriarcato di costantinopoli.
    Inoltre col sinodo di Hieria del 754, dette valore canonico all’iconofobia, che solo allora divenne autentica iconoclastia, aggravata dalla lotta al monachesimo legato alle Icone, nel suo ultimo decennio, nel 765-775.
    Dopo la sua morte, il successore, Leone IV il Khazaro (775-780 d.C.), pur anch’egli fiero iconoclasta, abbandonò gli eccessi dell’ultima politica paterna, ed anzi si prodigò per restaurare e favorire la ripresa del monachesimo bizantino, sia pur ancora in una cornice iconofoba.
    Insomma, se l’arrivo di reliquie di santi orientali da Costantinopoli verso le terre romane dell’Adriatico orientale, è legato all’iconoclastia, ciò non può essere avvenuto che nel decennio 765-775 d.C.,quello più duro per i veneratori delle sacre immagini e per i monaci che ne erano le guide.
    Queste, naturalmente restano solo personalissime supposizioni, in mancanza di dati e ricerche più approfondite.

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