Claire Berlinski, la lettera del Times e Norimberga


Qualche giorno fa, il quotidiano britannico The Times ha pubblicato una lettera aperta rivolta a Erdoğan – in realtà, un annuncio a pagamento – per denunciare la repressione delle proteste di piazza che hanno avuto origine nel parco Gezi. A firmarla, artisti e intellettuali del calibro di Sean Penn, Susan Sarandon, David Lynch, Ben Kingsley e altri ancora.

I toni sono durissimi: critiche comunque basate su fatti. Poi però si arriva a un passaggio che fa inorridire: “Yet, only days after clearing Taksim Square and Gezi Park relying on untold brutal force, you held a meeting in Istanbul, reminiscent of the Nuremberg Rally, with total disregard for the five dead whose only crime was to oppose your dictatorial rules.

Sorvolo sulle “dictatorial rules“, è l’accostamento del grande comizio di Istanbul – di cui ho parlato qui “L’Erdoğan pride di Istanbul“, sottolineando l’immensa partecipazione spontanea – alle parate naziste di Norimberga che deve far inorridire ogni persona dotata di un minimo di buon senso.

Erdoğan ha annunciato una querela per diffamazione: e fa benissimo! Anzi, mi chiedo come il Times – anche dietro compenso – abbia potuto pubblicare un insulto del genere senza fiatare.

Inquietante anche il riferimento alla Repubblica secolare; i manifestanti, infatti, vengono definiti come “nothing but youngsters wanting Turkey to Remain a Secular Republic as designed by its founder Kemal Ataturk“. A parte il fatto che nessuno ha mai pensato di modificare il carattere secolare dello stato turco, ma davvero uno studioso serio e stimato come Andrew Mango non sa che la “repubblica secolare” è stata per decenni una dittatura, si è poi trasformata in autocrazia di stampo militarista e in nome del laicismo e di un nazionalismo esclusivista ha sempre e costantemente discriminato decine di milioni di cittadini turchi a causa della loro fede religiosa e della loro appartenenza etnica?

Tra i firmatari – anzi, la prima firmataria (magari solo per ragioni alfabetiche) – c’è anche qualcuno che ho incontrato una volta di persona. Si chiama Claire Berlinski, è una studiosa e scrittrice americana che lavora come corrispondente a Istanbul; l’ho incontrata la scorsa estate a un convegno organizzato ad Abant dai gülenisti (musulmani osservanti): eravamo seduti con degli amici a un tavolo dopo cena, appena arrivata in hotel si è avvicinata confessando di aver voglia di un bicchiere di vino per accompagnare la sua cena ritardata e – in modo sprezzante – ha fatto notare come lì non aveva speranza di trovarne (l’espressione facciale e il tono dicevano: “guarda tu in mezzo a che gentaglia sono capitata”). Che razza di professionalità e tendenziale imparzialità può avere chi ha un atteggiamento del genere, chi firma lettere in cui si dà sostanzialmente del nazista – solo perché ha idee e valori differenti – al primo ministro di un paese di si dovrebbe saper cogliere tendenze, sfaccettature e complessità?

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12 risposte a Claire Berlinski, la lettera del Times e Norimberga

  1. Akhenaton ha detto:

    Alcuni personaggi non possono fare a meno di essere “intellettuali” a tutti i costi,anche rischiando di essere ridicoli. Farebbero bene ad occuparsi dei fatti di casa loro. Paragonare la Germania nazista alla Turchia di oggi mi sembra pura follia o forse è solo la certezza ,personale,di essere i depositari della verità assoluta.

  2. Silvio Basile ha detto:

    Non sarà corretto equipararli a quelli in uso nella Germania nazista, ma i metodi usati da Erdogan per reprimere una più che legittima manifestazione di dissenso proprio non gli fanno onore. Meno ancora gli potrebbe fare onore il suo gretto clericalismo.

  3. danielevangelista ha detto:

    Vivo in Turchia da 13 anni ed ho acquisito la doppia cittadinanza, mia moglie e le mie tre bimbe sono turche, viviamo tutti male questo governo che ha una vera anima nazista, avvocati, giornalisti, docenti universitari, sono stati prelevati da casa da un giorno all’altro e messi in galera perché accusati di voler far un colpo di stato, donne prelevate dalle strade portate in caserma e stuprate, con questi atti ripetuti il governo si é tolto la polvere dell’opposizione dalla giacca con una fredda ingiustizia ma finalmente agli occhi del mondo si é rivelato per quello che é. Tutto segue un piano pagato con soldi Sauditi del Kuwait e Omar della grande potenza Statunitense per islamizzare un paese che se lo volesse si islamizzerebbe da solo, invece sono forzati e si comincia a sentire la pressione psicologica sulle donne senza il velo, su chi consuma alcoolici, etc. Sono corrotti a dei livelli che non pensavo di poter mai veder raggiungere nella mia vita e con un niente in questo paese si puo’ sparire per sempre.
    Sosteniamoci per un mondo civile ricco di differenze e rispetto.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      donne prelevate dalle strade… portate in caserma e stuprate??? ma chi ve le metto in testa queste cose, dico io!

      poi, magari non hai avuto modo di apprenderlo: ma in Turchia ci sono stati colpi di stato nel 1960, nel 1971, nel 1980, nel 1997… e nel 2007, le forze armate hanno cercato di impedire l’elezione a presidente della Repubblica di Abdullah Gul! e i tentativi di golpe degli anni precedenti sono documentati da TONNELLATE di documenti, da registrazioni, da confessioni!!!

      l’anima nazista, ma per favore…

  4. Belpaese ha detto:

    Difendere l’operato di Erdogan non credo faccia bene né al popolo turco ne alla Turchia in generale. Io non sono Turco né conosco la Turchia, forse leggo solo notizie di parte ma credo che occorra una legge sovranazionale che impedisca ad un qualunque dittatore (nazista o meno) di considerare il proprio popolo un nemico da combattere.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      primo, io faccio il giornalista e l’analista politico: racconto e spiego i fatti, le ‘difese’ le lascio agli avvocati.

      secondo, in Turchia non c’e’ nessun ‘dittatore’.

      terzo, in Turchia nessuno considera ‘il popolo’ come ‘nemico’

  5. Pingback: Fuad Kavur, la lettera del Times e Norimberga | Istanbul, Avrupa

  6. Pingback: Erdoğan, gli ebrei di Turchia e il totalitarismo | Istanbul, Avrupa

  7. Gianmarco ha detto:

    Ti seguo ogni tanto.
    Conosco moto bene la Turchia, tutta, fin dal 1993.
    Dai tempi di Tansu Ciller, per spiegarti.
    Ho potuto notare il cambiamento negli anni.
    Era un paese laico, fondato su una economia prosperosa ma ignota agli indicatori. La gente viveva quasi sempre con decenza, nonostante una inflazione a 3 cifre e nonostante la pseudo-fatiscenza delle abitazioni delle gecekondu.
    I dollari sauditi la hanno cambiata, molto.
    L’economia e’ entrata negli indicatori grazie alla cementificazione del territorio, del tutto inutile.
    Lo sviluppo ha provocato il nascere di una profonda minoranza povera, che come in Italia rovista nella spazzatura.
    Sono esplosi quartieri di brutti palazzi al posto degli orti (senza fognature) delle gecekondu.
    Le donne velate, prima una assoluta rarita’, ora sono molto diffuse.
    E’ un paese dove e’ possibile, con diversi governi, il rogo di Sivas e il processo Ergenecon, entrambi contro la minoranza alevita.
    Non ho visto miglioramenti, solo uno spostamento di potere, dagli aleviti ai sunniti.
    I cambiamenti hanno messo fortemente a disagio sia gli aleviti che una buona parte degli abitanti della costa egea, anche sunniti: gli inasprimenti sull’alcool e sull’aborto sono stati la goccia in un vaso gia’ pieno.
    Vorrei una tua opinione.

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