Turchia, verso la crescita sostenibile


L’economia turca gode ancora di ottima salute, continua a guardare con realistica fiducia verso il futuro: i contraccolpi della crisi globale sono stati assorbiti senza troppi traumi, la volontà ambiziosamente riformista è rimasta intatta. Il Summit finanziario di Istanbul, appuntamento annuale – giunto alla quarta edizione – per dibattere su grandi temi internazionali, ha concentrato i riflettori su dati statistici, previsioni degli esperti, progetti a lungo termine del governo; e il 18 e 19 settembre sono stati infatti ospiti i massimi responsabili economici dell’amministrazione Erdoğan: Ali Babacan, vice premier e coordinatore dei dicasteri economici; Cevdet Yılmaz, ministro dello sviluppo; Zafer Çağlayan, ministro dell’economia; Mehmet Şimşek, ministro delle finanze. I loro interventi, fattualmente rigorosi e immuni da trionfalismi pre-elettorali (in Turchia si voterà a marzo per le amministrative), hanno preso le mosse da eventi più recenti per tracciare prospettive a lungo raggio: gli obiettivi sono il 2023 nel centenario della Repubblica, ma anche il 2035 e il 2050; e l’aspirazione è ovviamente condivisa: entrare stabilmente nella top 10 – dal 16° posto attuale – degli stati più ricchi del mondo. Ospiti e operatori stranieri hanno dato l’impressione di crederci.

Babacan ha preso spunto dagli ultimi dati – sorprendentemente confortanti – sull’andamento del Pil in Turchia: che ha fatto registrare un + 2,9% nel primo e un + 4,4% nel secondo trimestre, tanto da rendere ancora praticabile il target del + 4% su base annuale fissato dal governo dopo il + 2,2 del 2012; ma non si è dichiarato del tutto soddisfatto: perché «oltre al livello della crescita e alla qualità della crescita che bisogna guardare». La buona performance tra aprile e giugno, infatti, è stata determinata essenzialmente da consumo interno (oltre che da un lieve aumento della spesa pubblica): il traino delle esportazioni, scelta strategica dell’Akp, non si è invece manifestato più di tanto. Per Babacan, la Turchia deve diventare capace di crescere a ritmi sostenibili, inferiori all’8-9% del biennio 2010-2011 ma prolungati: e del resto «finanziare la crescita sostenibile» è stato il tema principale del summit; crescita che abbia sostenibilità «finanziaria, sociale e ambientale».

Il presupposto è di disarmante banalità: «prima produrre ricchezza e poi spenderla, altrimenti il prezzo verrà pagato dalle giovani generazioni»; e il vice premier, già ministro dell’economia e poi degli esteri, ha allora vantato le riforme strutturali, la disciplina fiscale, la bassa tassazione (27% del Pil), i progetti infrastrutturali finanziati dai privati, una migliore distribuzione del reddito e la lotta alla povertà del suo governo. Ma ha anche sottolineato l’importanza di nuove riforme: mercato del lavoro più flessibile, giustizia più prevedibile e veloce, investimenti nelle energie rinnovabili per diminuire le importazioni e allentare le pressioni sulla bilancia dei pagamenti, soprattutto migliore qualità del sistema scolastico che oggi vede la Turchia agli ultimi posti tra i paesi dell’Oecd. Senza queste riforme, «l’obiettivo di passare da 10.000 a 25.000 $ di reddito pro capite entro il 2023 rimarrà un sogno».

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5 risposte a Turchia, verso la crescita sostenibile

  1. Niccolò ha detto:

    Temo, purtroppo, che la facilità con cui le banche turche assegnano crediti, e l’ancor maggior facilità con cui molti se ne approfittano, finirà per causare una bolla bancaria. Finora il governo turco ha dato buona prova di sé nella gestione del boom economico del paese, e spero che riescano presto a trovare un “anticorpo” che immunizzi la turchia dal rischio di una crisi.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      non e’ che non lo sanno, stanno infatti correndo ai ripari con politiche specifiche di incentivazione al risparmio e di contrasto al credito eccessivamente facile; il rischio di bolla c’e’: pero’ il governo non se ne sta di certo con le mani in mano…

  2. Italia ha detto:

    Il principale strumento di contrasto al credito è la politica monetaria. La Banca Centrale Turca su pressioni del Governo non sta aumentando il tasso di rifinanziamento delle Banche, tenendo bassi i tassi di interesse per i finanziamenti. Ti ricordo inoltre ciò che Erdoğan ha espressamente detto durante i giorni di Gezi Park, in cui incolpava una certa lobby finanziaria (i.e. le banche in primis, in particolare quelle a partecipazione straniera) di voler speculare della situazione, agitando i mercati. La conseguenza è stata di un aumento consistente del costo per le banche, contro un rialzo lieve dei tassi per i finanziamenti alle imprese e cittadini.
    Non mi sembra che il Governo stia attuando in questo modo politiche specifiche di contrasto al credito!

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      si tratta principalmente di turbolenze di origine esogena, comunque di rilevanza modesta; mi sembra molto piu’ interessante – e pertinente – pensare alle prospettive di sviluppo di lungo periodo…

  3. Italia ha detto:

    è proprio nel lungo periodo il problema, dovuto ad un comportamento non corretto della banca centrale su pressione del governo che ovviamente per mantenere la leadership politica del paese non disdegna ad attuare politiche espansive per mostrare che l’economia è in crescita. Si ma con quale rischio?

    Comunque mi piacerebbe conoscere le politiche di incentivazione al risparmio e di contrasto al credito eccessivamente facile di cui parli e che il governo sta mettendo in atto. Potresti gentilmente spiegarmele? Grazie

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