Gli italiani di Istanbul e le proteste di piazza Taksim (19)


(ulteriore esempio della lettura ideologicamente orientata – all’estrema sinistra – che è stata data dei fatti di Gezi da italiani temporaneamente o permanentemente a Istanbul: testimoni oculari che hanno pesantemente distorto – esagerando a dismisura – la realtà e negativamente influenzato la percezione che se ne è avuta in Italia; chi se la prende con “i capitalismi egoisti” [sic] è una scrittrice e recente autrice di un libro di viaggio su Istanbul…)

Sulle facciate dei palazzi sventolano le immagini di Atatatürk, Deniz Gezmiş e Che Guevara. Simboli dl lotta, coraggio, resistenza. Simboli un po’ diversi tra loro, a dire il vero. Ma nelle giornate di Gezi Park sono tante le anime che si radunano e si battono insieme per uno scopo comune. Gli alberi sono solo la scintilla che ha appiccato l’incendio che ora divampa nel cuore delle persone. Ci si batte per la democrazia, per l’espressione democratica, per dire no alle politiche di costruzione selvaggia che rischiano di rendere Istanbul un gigantesco luna park affaristico in cui sono solo gli affari di alcuni, ovviamente, a beneficiarne mentre gli altri restano indietro, come sempre, come in tutti i capitalismi. Ma siamo in un momento cruciale, nel mondo. I capitalismi egoisti, indifferenti, sono costretti, ovunque, a fare i conti con le ribellioni.

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3 risposte a Gli italiani di Istanbul e le proteste di piazza Taksim (19)

  1. mirkhond ha detto:

    Credo che Ataturk lo avrebbe fatto impiccare al Che Guevara….

  2. Niccolò ha detto:

    Proprio oggi il simpaticissimo Devlet Bahceli, leader del MHP, ha condannato l’operato di Tayyip durante le proteste di Gezi, accusandolo di essere nemico della democrazia etc.
    Lui che, durante le manifestazioni, aveva minacciato di espulsione i membri del partito che avessero partecipato.
    Ha concluso il discorso dicendo che il “pacchetto democratizzazione” trasformerà Istanbul in Costantinopoli.
    All’applauso delle folle oceaniche radunate sotto il palco ho avuto un po’ i brividi, lo ammetto.

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