Erdoğan e la riforma della legge elettorale turca


Nel ‘pacchetto di democratizzazione’ presentato il 30 settembre dal premier Erdoğan (sul quale uscirà a breve un mio commento: in quei giorni ero in Italia), c’è una proposta che merita un’attenzione rinforzata: quella di modificare la legge elettorale vigente.

Le proposte sono tre:

– lasciare tutto com’è (proporzionale di collegio, liste bloccate, sbarramento del 10%);

– abbassare lo sbarramento al 5% e fare in modo che in ogni collegio si eleggano non più di 5 deputati (nelle grandi città, i collegi sono oggi molto più ampi);

– passare all’uninominale (senza specificare se a turno secco o a doppio turno).

Io ovviamente sarei per la terza opzione: perché solo in questo modo verrebbe eliminato il problema autentico per la democrazia turca, che non è lo sbarramento al 10% (favorisce la governabilità, impedisce la frammentazione in mini-partitini ad uso e consumo dei leader) ma l’esistenza di liste bloccate. Con l’uninominale ci sarebbe l’incentivo a votare le persone più che i partiti, i leader perderebbero parte di quell’influenza eccessiva – attraverso le nomine in parlamento – che hanno su tutto il sistema. Ovviamente, per completare l’opera il sistema presidenziale sarebbe la scelta più ovvia.

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