Turchia, ecco il Marmaray


IMG_0852Martedì scorso la Turchia ha vissuto una giornata di duplice festa: il novantesimo anniversario della repubblica fondata da Mustafa Kemal Atatürk e l’inaugurazione del tunnel ferroviario sottomarino – il Marmaray (Marmara come il mare, ray la parola turca per binario) – che rivoluzionerà il sistema dei trasporti a Istanbul e in tutto il continente eurasiatico. La cerimonia ufficiale si è svolta davanti alla nuova stazione di Üsküdar, proprio davanti al Bosforo.

Il presidente Abdullah Gül, nel suo discorso, ha messo in risalto come i grandi progetti infrastrutturali già lanciati o in fase di realizzazione sono il frutto del clima di «stabilità e fiducia creato negli ultimi anni»: il decennio del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) al potere dal 2002, che ha individuato nella modernizzazione il motore dello sviluppo del Paese. Sviluppo economico ma anche democratico, come ha invece sottolineato il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan: il grande mattatore della giornata, osannato dalla folla festante; ha richiamato lo spirito di servizio del sultano-conquistatore Mehmet II, ha ricordato le iniziative – ponti, autostrade, alta velocità ferroviaria, porti, aeroporti, tunnel – per dare opportunità economiche anche alle aree depresse del paese, ha rivendicato la costruzione di una Turchia più solida in cui fioriscono «la fratellanza, l’unità, la solidarietà, la giustizia, l’uguaglianza, la democrazia».

Il Marmaray nasce dalla mente del sultano Abdülmecid I: che fu il primo a credere, nel 1860, nella possibile costruzione di un passaggio sottomarino tra l’Asia e l’Europa; il progetto venne preparato dall’ingegnere francese Simon Préault, una condotta retta da piloni poggiati sul fondo del mare: ma non venne mai neanche iniziato per le difficoltà tecniche e finanziarie che comportava. Il tunnel sotto il Bosforo, costruito in nove anni da un consorzio turco-nipponico (Tensei, Nurul, Gama) e ipotizzato già all’inizio del XX secolo in un secondo progetto, è di tutt’altra natura: 1387 metri di strutture in cemento ignifugo posate su di una trincea appositamente scavata a 62 metri di profondità – in leggera pendenza ascendente.

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3 risposte a Turchia, ecco il Marmaray

  1. eustakyomanopulo1937 ha detto:

    ottimo esauriente realistico articolo,grazie

  2. Italia ha detto:

    Definire lo sviluppo in Turchia “democratico” mi sembra ancora presto, visto che accanto alle indiscutibili liberalizzazioni (vedi la revoca del divieto ad andare al lavoro velate per tutte le funzionarie di Stato, le postine e le insegnanti), ci sono segnali di discriminazione per chi non rappresenta la maggioranza della popolazione (vedi l’espulsione della presentatrice Gozde Kansu perchè veste con scollature considerate dal governo “estrema”, oppure i cartelli affissi nella metro e negli autobus che invitano i passeggeri a rispettare la “morale pubblica”).

  3. AlessandroUD ha detto:

    Ci sono andato ieri pomeriggio, prima di tornare oggi in Italia. Non dovevo andare da nessuna parte, ma non potevo mancare l’occasione storica di vederla. E così come me molta gente, che appena scesi dal treno vedevo tornare immediatamente indietro.
    Sono partito dalla nuova, bella stazione di Yenikapi, ed ho fatto bene perchè Sirkeci era ancora chiusa (ma non lo sapevo), e sono arrivato fino ad Ayrilik Cesmesi.
    Certamente, secondo me, perchè questa nuova linea possa esprimere al meglio la sua funzionalità bisognerà attendere almeno l’apertura della fermata di Sirkeci; poi, con l’entrata in servizio dell’intero nodo di Yenikapi e con il collegamento alla rete del metro, sarà veramente funzionale. Adesso così com’è mi sembra ancora mal collegata ai grandi flussi di traffico cittadino, ma so che si tratta di una situazione provvisoria.

    Mi ha fatto un po’ impressione vedere la vecchia stazioncina-fermata di Yenikapi del “Banliyo Treni”, una delle immagini della vecchia Istanbul un po’ demodè e decadente in una città invece in pieno sviluppo. Non ho potuto fare a meno di pensare a quanta umanità è passata su quei binari della vecchia tratta per Sirkeci, ai treni dalla Germania su cui anche io ho viaggiato più di una volta, ricordando prima ancora le carrozze del Direct Orient per l’Italia e per Parigi, con il suo Wagon-lits, per poi arrivare all’epoca ormai mitica dell’Orient Express.

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