La Turchia riscopre l’identità degli armeni (su Limes online)


Armeni cristiani, armeni musulmani. Una conferenza all’università del Bosforo di Istanbul, tenutasi dal 2 al 4 novembre, ha gettato luce, per la prima volta, su di una vicenda che in Turchia, per decenni, è stata solo sussurrata e considerata con sospetto: le sorti di chi scampò ai massacri di massa del 1915 – un genocidio, per larga parte della comunità degli storici – grazie alla conversione spontanea o forzata all’islam. Le stime parlano di 100 mila persone almeno; i discendenti, molti di più: qualcuno fa addirittura la cifra di 2 milioni, in Turchia soprattutto orientale e nella diaspora.

Ancor più delle altre comunità non musulmane, gli armeni – i sopravvissuti, “i resti della spada” – hanno conosciuto nella Turchia repubblicana discriminazioni, emarginazione e ostilità aperta da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Per i convertiti, solo silenzio: un silenzio imbarazzato, da parte di tutti.

Un silenzio rotto nel 2004 con la pubblicazione nel settimanale turco-armeno Agos di un articolo sulle origini armene di Sabiha Gökçen, celebre aviatrice – un’eroina nazionale – figlia adottiva di Atatürk, e del libro di Fethiye Çetin, Anneannem (Mia nonna), biografia di chi le rivelò prima di morire la sua conversione imposta, da bambina.

“Perché 90 anni di silenzio?” è stata una delle domande di fondo della conferenza di Istanbul, a cui hanno partecipato studiosi ma anche testimoni indiretti: i nipoti degli scampati del 1915, armeni “islamizzati” che hanno lungamente taciuto sulla propria identità o che l’hanno scoperta molto di recente. Un libro successivo dell’avvocato Çetin – Torunlar (Nipoti), scritto nel 2009 con la studiosa Ayşe Altınay Gül – ne ha raccolto le traumatizzanti storie, famigliari e personali.

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4 risposte a La Turchia riscopre l’identità degli armeni (su Limes online)

  1. mirkhond ha detto:

    “Perché 90 anni di silenzio?”

    Perché altrimenti si temeva il venir meno del monolite nazional-laicista all’europea, ma di base musulmana, edificato da Ataturk come compimento del regime dei Giovani Turchi e in risposta agli altrettanti nazionalmonoliti balcanici costruiti sulle rovine europee dell’Impero Ottomano, da parte dei suoi ex sudditi cristiani ortodossi Rum, Bulgari e Serbi, con le loro ferocissime pulizie etniche, assimilazioni forzate e la ghettizzazione per i musulmani balcanici rimasti in patria.

  2. mirkhond ha detto:

    Queste attuali prese di coscienza turca e riscoperta dell’identità armena in patria sono segnali importanti di un cambiamento anche solo inimmaginabile qualche anno fa.
    Bisognerebbe vedere se nelle aree della Curdarmenia e dell’Anatolia profonda, come queste aperture vengono considerate, a parte i pur lodevoli esempi di Van e Diyarbakir.
    Ricordiamo che solo nel 1969 fu permesso al patriarca armeno di Istanbul di visitare l’Anatolia, ma non la Grande Armenia ed est dell’Eufrate.
    Il passo comunque è davvero notevole, se penso ad una foto di una coppia di pastori “curdi” a Diyarbakir, ma originari dell’Ararat, la cui moglie aveva croci tauate sulle mani o case di contadini alle pendici dell’Ararat con croci incise sulle porte, come visto su foto dello splendido sito treakhearth……

  3. mirkhond ha detto:

    croci tatuate

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