I poteri forti che minacciano la leadership di Erdogan


Stavolta il premier turco Recep Tayyip Erdogan rischia. Uscito rafforzato dalla crisi di giugno-luglio, dopo aver neutralizzato con maestria politica le proteste del parco Gezi e di piazza Taksim, si trova adesso affrontare una crisi senza precedenti che rischia di compromettere la tenuta del governo, il buon esito delle elezioni amministrative del 30 marzo 2014, la coesione del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) di cui è leader indiscusso, nonché il suo agognato futuro da presidente della repubblica per il prossimo decennio.

L’arresto di 60 personalità di spicco – politici, alti burocrati, costruttori, i figli di tre ministri – e il coinvolgimento diretto di quattro ministri di stretta osservanza erdoganiana (Interni, Economia, Ambiente e Pianificazione Urbana, Politiche Europee) in una serie di inchieste su appalti, tangenti e traffici con l’Iran hanno sconvolto il Paese.

Lo shock è stato enorme: soprattutto perché l’AKP (ak in turco vuol dire “bianco” e “puro”), sin dal suo esordio nel 2002, si è presentato come il partito capace di combattere la corruzione endemica che aveva causato lo sconquasso economico degli anni Novanta, di eliminare la povertà diffusa, di espandere le libertà compresse dal regime militarista (yolsuzluk, yoksulluk, yasaklar).

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6 risposte a I poteri forti che minacciano la leadership di Erdogan

  1. Akhenaton ha detto:

    Giuseppe.a tal proposito quale è la tua opinione?

  2. massimo ha detto:

    bell’articolo…interessante, dettagliato…ci spiega alcuni degli “arcana imperii” turchi

  3. eustakyomanopulo1937 ha detto:

    Personalmente credo si tratti di un gruppo di seguaci di Gülen,disobbedendo a Gülen stesso,abbiano organizzato una specie di colpo di stato,agendo in un timing letale. La corruzione ,almeno parzialmente,sicuramente esiste,ma potevano agire molto prima,e il danno sarebbe stato inferiore . Considerando l’attivita’ sociale dei neocon americani contro Erdogan ,accanitissima nelle ultime settimane e dato che la banca in questione ha firmato transazioni finanziarie con l’Iran,alle quali gli USA hanno ufficialmente protestato,credo sia legittimo dedurre l’ esistenza anche dello zampino dei Neocon in concerto,come d’uso,con Israele, nell’organizzazione del colpo.
    Personalmente sono convinto che Erdogan ,sapra’ superare,in breve, anche questa calamita’

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