Lettera aperta a Marta Ottaviani (di Julia Kendall)


Una lettrice del blog ha inviato questo testo via e-mail a Marta Ottaviani: non essendo arrivate risposte, abbiamo pensato di pubblicarlo qui. Colgo l’occasione per ricordare che questo blog è sempre aperti ai contributi di tutti, anche di chi non condivide le mie idee (il limite è: fatti e/o opinioni, ma niente lotte apocalittiche tra il Bene e il Male).

Gentile signora Ottaviani,

è da tempo che seguo “Mille e una Turchia”, rubrica che lei stessa cura per La Stampa: ho avuto modo- leggendo i suoi articoli e i post del suo blog- di farmi un’idea su quella che è la sua percezione della Turchia, di chi la vive e delle vicende- politiche e di costume- che la interessano. A riguardo, abbiamo due modi molto diversi di vedere le cose, in parte per formazione personale probabilmente molto diversa, in parte per punti di vista che proprio non collimano. Tuttavia non è questa la ragione per cui le scrivo, bensì il sistematico tentativo di descrivere una Nazione- la Turchia, in questo caso specifico- sulla base di preconcetti e pregiudizi che lei attua articolo dopo articolo: è un problema che esula totalmente dai punti di vista, dalle preferenze e da qualsiasi opinione che si fondi sui fatti. Questi ultimi, nei suoi pezzi, semplicemente latitano. Se per “conoscenza” si definisce, infatti, una credenza dimostratasi vera sulla base di prove fattuali (che nei suoi articoli mancano, appunto), allora i casi son due:

1) lei non conosce e prova a propinare a tutti una sua personale valutazione sulla Turchia senza che vi siano a,b,c a dimostrare la plausibilità di tale valutazione, ipotizzando abduttivamente che qualcuno abbocchi (come putroppo accade);

2) lei conosce, ma si diverte a propinare ai suoi lettori un coacervo di fallacie logiche senza capo né coda, scritte in maniera sgrammaticata, con tanto di errori di battitura (non mi è ancora chiaro se lei si accanisca di più contro la Turchia o contro l’ortografia della lingua italiana…). Insomma, sembra che lei tenga un blog sulla Turchia con lo stesso diletto e disimpegno con cui un bambino scarabocchia il suo album da colorare.

Mi riferisco, ad esempio, alla facilità con la quale spesso nei suoi articoli ci si atterrisce dello spauracchio dell’islamismo/orientalismo, anche solo a proposito delle divise del personale di volo Turkish Airlines, o dell’apertura in Parlamento anche alle donne velate, o del problema relativo alla violenza sulle donne (a tal proposito:http://www.lastampa.it/2013/04/16/esteri/picchiare-le-donne-un-modo-per-disciplinarle-235K7Ei41CHubYlC8cLRcP/pagina.html). Mi scusi, da quando uno stile di vita “occidentale” dovrebbe essere d’aiuto nel prevenire la violenza sulle donne? Ha mai sentito parlare dell’Italia, dove ancora le donne vengono picchiate, sfregiate e- in alcuni casi- anche sciolte nell’acido? Lì mi risulta che lo stile di vita sia abbastanza “occidentale” eppure, nonostante tutto, il problema della violenza sulle donne è ancora molto sentito. Forse, grazie alla tettonica delle placche e all’avvicinamento progressivo dell’Italia al Nord Africa, stiamo subendo anche noi Italiani un lento ma “inesorabile” processo di islamizzazione/orientalizzazione? E’ l’accanimento cretino con il quale lei cerca di imporre l’assioma per cui “Occidentale è giusto e democratico” che è palese in questo genere di articoli così come in tanti altri del suo blog. Perché, signora Ottaviani, tutto questo accanimento, questo insistere sull’occidentalizzazione di una nazione che, storicamente, culturalmente e, prima di tutto, geograficamente è crocevia tra Asia ed Europa. Qualcuno le ha forse levata la carta geografica dalla parete della stanza da cui lei guarda il mare e beve spremute di melagrana? Servono chiodi per riappenderla?
E ancora, perché la scelta di aprire in Parlamento anche a chi porta il velo dovrebbe essere bollata come “tentativo di islamizzazione”? Non è, piutosto, un modo per dare voce alle tante voci ed anime della stessa Comunità? Perché ogni volta si deve proporre questa assurda reductio ad unum dalla quale ogni cosa risulta islamizzata? Le piacciono così tanto le sintesi? E’ forse hegeliana? Se sì, sta sintetizzando male, allora.

Non solo le sue “sintesi” non sono per nulla dimostrabili, verosimili o plausibili a chiunque provi ad analizzare i suoi articoli con un minimo di logica, ma- come accennavo all’inizio- sono spie di un pregiudizio fondato prima di tutto sull’incompletezza delle informazioni che lei riporta nei suoi articoli, fornisce ai suoi lettori (cosa abbastanza grave: La Stampa è pur sempre una testata a tiratura nazionale e, contando quanto poche sono le fonti d’informazione sulla Turchia, forse sarebbe opportuno utilizzare lo spazio con un po’ più di pudore e amore per le argomentazioni, nevvero?) e, a questo punto, di cui è vittima lei stessa, molto probabilmente. Le sembra plausibile- a proposito del recente scandalo corruzione in Turchia- scrivere: “Ve lo dico con molta franchezza: per avviarsi verso la democrazia completa, la Turchia deve dare ascolto a tutti i movimenti che abbiamo visto durante Gezi Parki. Finché la scelta rimane Erdogan o Gul/Gulen, mi sembra di scegliere fra la padella e la brace”. E perché la padella o la brace, scusi? Come giustifica e motiva, lei, questa sua opinione? In fondo non è grazie al partito di Erdogan che in Turchia è stato possibile vedere i primi passi verso una democrazia compiuta? E poi, quali sono tutti questi movimenti che avremmo visto “durante Gezi Parki”? Anche volendoli ascoltare, cos’hanno proposto fino ad oggi? Qual è il loro apporto alla lotta contro la corruzione, ad esempio? Inoltre, essendosi costituiti come partito solo poco tempo fa, sarebbero già in grado di tenere testa a una forza politica quale quella dell’AKP (che ad oggi ha ancora la maggioranza in Parlamento) per di più senza proposte di alcun rilievo per l’agenda politica turca, relativamente al problema corruzione, rapporti con l’Unione Europea, processo di pace con i curdi e via di seguito? I suoi mi sembrano toni ed entusiasmi da Comune di Parigi francamente esagerati e inopportuni.

L’articolo sul pacchetto democrazia era a sua volta incompleto in maniera analoga: non solo vi erano i soliti pregiudizi a tinte fosche sull’islamismo di cui sopra, ma non erano molto chiari nemmeno i problemi relativi allo sbarramento elettorale al 10%, e al perché un pacchetto del genere- che pure apre alle tante voci presenti in Turchia- dovrebbe essere un chiaro segno della deriva autoritaria turca.

Perché tutto questo accanimento? Mistificatorio, tra l’altro?

Confido nella sua comprensione, che riappenda la carta geografica alla parete e, soprattutto, che abbia la pazienza di leggermi.

Ah, alla spremuta di melagrana aggiunga il succo d’arancia: fa miracoli.

Cordiali saluti e un Felice Anno Nuovo.

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12 risposte a Lettera aperta a Marta Ottaviani (di Julia Kendall)

  1. BURHAN GÖRGULU ha detto:

    ECCO… ORA POSSO ANCHE GRIDARE PER DIRE CHE HO TROVATO UNA ITALIANA CHE NON SI LASCIA CONVINCERE DAI PREGIUDIZI. LA RINGRAZIO CON TUTTO IL MIO CUORE.l

  2. Amèrico Galdi ha detto:

    Causticissimo

  3. Luca Tincalla ha detto:

    Ma Julia Kendall, l’investigatrice dei Bonelli? E i lettori si bevono sia queste sia le fregnacce della Ottaviani? Daje Giuseppe, sento che “si può dare di più”.😉
    Buon anno.
    Luca

  4. Akhenaton ha detto:

    “Una lettrice del blog ha inviato questo testo via e-mail a Marta Ottaviani: non essendo arrivate risposte, abbiamo pensato di pubblicarlo qui.”
    La Ottaviani non risponde mai ai commenti sul suo blog. Ammesso che li legga.
    Temo che non leggerà neanche qui quanto scritto da JK.

  5. eustakyomanopulo1937 ha detto:

    İl romanticismo e la razionalıta’ sono due attitudini che vanno poco d’accordo ,” ‘.”Se a Gezi Erdogan non avesse reagito in questo modo…..etc.”..queste sono favole che non ce la faccio a bere, la parte romantica a Gezi e’ minima e quindi trascurabile ……mi auguro pero’ che il numero di quelli che credono alle favole si conti con i milioni . Per quanto riguarda la lettera alla Ottaviani ringrazio sia chi l’ha scritta e chi l’ha pubblicata in questo blog. Non possiamo mettere nello stesso SACCO DELLE FREGNACCE l’articolo della Ottaviani e la lettera aperta inviatale perche’ la prima rappresenta il nero e la seconda il bianco, quındi o si avvicina alla realta”la Ottaviani oppure la lettrice , Caro Luca se tu credi che Giusi ci stia dando poco,laddove sono dell’avviso opposto,specialmente in questo caso,, allora lascia da parte le fregne e cerca tu di darci quacosa magari anche in questo blog

    • Tedio_Domenicale ha detto:

      @eustakyomanopulo1937 potremmo cominciare con il dare noi al Luca un bell’abbecedario, perché se non riesce a cogliere la differenza- semantica e non- tra gli articoli della sign. Ottaviani e questa lettera, allora credo proprio non sappia leggere.

  6. mirkhond ha detto:

    Non ho capito se quello che si vede nella foto postata da Giuseppe, sia una burla o un vero bambolotto di Bin Laden, magari by osama🙂 o made in taiwan🙂 !

  7. eustakyomanopulo1937 ha detto:

    luca scrive ‘la verita’ e’ una menzogna’ Allora cio’ che tu definisci fregnacce sono cose sagge?
    come dobbiamo capire? Nell’articolo sul maschlismo,dalla lettura piacevole, cerchi di far colpo sul
    lettore con esclamazioni tipo ‘MAİ PıU’……BASTA e cosi via senza proporre il da farsi per migliorare…. Tali esclamazioni non servono a niente per quanto riguarda il miglioramento della societa’. Per quanto riguarda GEZİ sono curioso di vedere la tua imparzialita sperando che lo scopo principale non sia,come temo,solo quello del lucro.

    • Tedio_Domenicale ha detto:

      A me sembra che la Marta Ottaviani cerchi solo di farsi notare con una serie di strilloni e niente più…

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