Da Taksim a Kazlıçeşme: proteste legali e proteste illegali


Segnalo una decisione giudiziaria decisamente importante nel valutare gli “eventi di Gezi”. L’ufficio del pubblico ministero di Istanbul ha infatti rigettato delle denunce per “abusi e vilenze” (della polizia) contro il premier Erdoğan, il vice-premier Arınç e l’allora ministro degli interni Güler: per il semplice fatto che l’area designata per le manifestazioni politiche a Istanbul è quella di Kazlıçeşme e non certo il centro densamente abitato – e per giunta frequentato da turisti – di Taksim.

Purtroppo, molti sono davvero convinti che chiunque ha il diritto – in uno stato democratico – di svegliarsi una bella mattina e di organizzare manifestazioni politiche dove meglio gli aggradata, senza alcun rispetto per le decisioni delle autorità competenti e/o per tutti gli altri. Invece – e la cosa mi sembra ovvia e banale – esistono delle elementari regole di civile convivenza che tutti dovrebbero osservare: innanzitutto, proprio chi si presenta come paladino della libertà e della democrazia (sì, so bene che ci sono stati abusi da parte della polizia e atti di violenza contro i manifestanti: ma se i manifestanti avessero manifestato in modo pacifico, negli spazi appositi, di vittime e di feriti ce ne sarebbero stati molti di meno).

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