Italiani a manovella. Su Vinicio Capossela a Istanbul (di Elena Ventura)


missvan2A Roma in Via dei Pettinari n°76, la Dorothy Circus Gallery è la prima Galleria italiana d’Arte contemporanea dedicata alle correnti del Pop Surrealismo Internazionale e alle Nuove tendenze dell’Arte Figurativa. Gli appuntamenti del 2013 hanno visto in mostra molti artisti di strada tra cui la celebre Miss Van, che ha realizzato un graffito sul muro esterno della galleria come tributo artistico.

Il 27 dicembre l’opera veniva ricoperta di scritte e segni a pennarello offensivi e degradanti. Oggi ho letto che Alexandra Mazzanti per DCG aveva provveduto a restaurare l’opera, pubblicando le foto comparate del graffito vandalizzato (ma violentato sarebbe il termine più giusto) e della versione pulita e restaurata.

Devo ammettere che, ahimé sempre più, dove ci sono Italiani ci sono malcostume e maleducazione. Di fronte all’episodio romano, mi sono ricordata di come pochi giorni fa a Istanbul abbandonavo il concerto di Vinicio Capossela organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura al Babylon, indignata dal comportamento degli italiani in sala che a furia di bestemmie e schiamazzi coprivano la musica e umiliavano gli artisti.

I giorni seguenti, quando accompagnando Vinicio e gli altri membri della band per la città, realizzavo la mia più alta aspettativa scambiando opinioni su Istanbul e la cultura turca, i selgiuchidi e gli ottomani, Donizetti Pasha e le cronache della “Conquista di Costantinopoli”, Galata e le storie degli “infedeli” Levantini; scoprivo che persino loro, ogni musicista in generale oramai, non da più troppo peso a questo dilagare di atteggiamenti meschini e stolti. Scambiando feedback a proposito della serata, mi hanno raccontato della interruzione, del povero Ahmet che è salito sul palco per richiamare i presenti ad un atteggiamento di più rispetto e silenzio… e mi hanno invitata, per la prossima volta, a “resistere insieme a loro” (e qui ci scapperebbe un bello slogan).

In conclusione, prendo spunto dall’episodio romano e dalla mia vicenda personale per rivolgere un invito a fermarsi a riflettere sull’identità di questi individui e sullo spaccato di società che vanno rappresentando.

Inoltre, dalla Roma d’Oriente a quella d’Occidente voglio manifestare sostegno e apprezzamento alla Dorothy Circus Gallery e Alexandra Mazzanti, per aver restituito un esempio di sensibilità e civiltà squisitamente italiana, che pure rivendica un bel po’ di orgoglio nazionale.

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