Mamma li Turchi. L’altra faccia della Mezzaluna


Ho appena trovato online un libro che si annuncia particolarmente interessante: Mamma li Turchia. L’altra faccia della Mezzaluna, di Gabriele Mandel (Lucchetti, 1990); un libro che cerca di “far chiarezza” sui molti pregiudizi che deformano la percezione della Turchia:

Perchè «far chiarezza»? Ma perchè ad ogni viaggio,
prima di partire, c’è sempre stato qualcuno che mi diceva: « In Turchia? Ma sono feroci . . . ; violentano le donne . . . ; rapiscono i bambini . . . ; tutti analfabeti. . . E poi hanno quaranta mogli ! ! ! » .

Chi ne vuole una copia in .pdf?

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17 risposte a Mamma li Turchi. L’altra faccia della Mezzaluna

  1. Elda Vogrig ha detto:

    io, volentieri. Non riesco a trovarlo online.

  2. Manuela Milicia ha detto:

    Io anche, grazie.

  3. bau ha detto:

    io anche, grazie

  4. Elda Vogrig ha detto:

    ricevuto, grazie.

  5. mirkhond ha detto:

    A proposito da Peter Frankopan- La prima crociata- l’appello da Oriente, Bruno Mondadori Editore, testo che analizza le cause che portarono alla prima Crociata (1096-1099), si trovano alcune chicche sul pensiero di osservatori franchi viventi in Romània, e soprattutto a Costantinopoli, in relazione all’insediamento dei Turchi nell’Anatolia romana alla vigilia dell’appello di papa Urbano II (1088-1099), nel 1095-1096, che avrebbe provocato la crociata:

    “I turchi si sono alleati con molte nazioni e hanno invaso i territori posseduti dall’impero di Costantinopoli”, scrisse un testimone oculare proveniente dalla Francia centrale. ” Hanno devastato città e castelli in lungo e in largo e i loro insediamenti; hanno raso al suolo le chiese. Dei sacerdoti e monaci che hanno catturato, alcuni li hanno massacrati e altri li hanno affidati con indicibile malvagità al loro dominio e le suore – ahimè quale dolore! – hanno dovuto subire la loro lussuria. Come lupi affamati, senza pietà si sono avventati sui cristiani ceduti al loro volere dal giudizio equo di Dio.”

    Ancora, dalla lettera del conte Roberto di Fiandra, amico dell’imperatore Alessio I Comneno (1081-1118), a cui aveva prrstato 500 cavalieri franchi (fiamminghi) nel durissimo inverno 1090-1091, quando la Romània era stretta dalla morsa pecenego-turcomanna dell’emiro di Smirne Caka Bey (1085-1097); Roberto che lui stesso nel 1089 si era recato in un pellegrinaggio armato in Terra Santa, pellegrinaggio-prototipo delle successive crociate:

    ” Contaminano e distruggono i luoghi sacri (cristiani ndr.) in innumerevoli modi, e ne minacciano altri di peggior trattamento. E chi non piange di fronte a ciò? Chi non prova compssione? Chi non ne prova orrore? Chi non prega?”

    E prosegue:

    “Nobili matrone e le loro figlie, che hanno depredato [delle loro proprietà] disonorano nell’adulterio, succedendosi uno dopo l’altro come gli animali. Altri corrompono turpemente le vergini, ponendole in faccia alle loro madri, e le costringono a cantare canzoni viziose e oscene, finché non hanno terminato i loro vizi….uomini di ogni età e ordine, ragazzi, adolescenti, giovani, vecchi, nobili, servi, e, ciò che è peggio e più vergognoso, chierici e monaci, e – che dolore! – ciò che dall’inizio dei tempi non è stato mai detto o sentito, vescovi, sono oltraggiati con il peccato di Sodoma, e un vescovo sotto questo osceno peccato perì”.

    Frankopan pp. 64-65

    Queste lettere riflettono il punto di vista di osservatori franchi recatisi in Romània e nei Luoghi Santi alla vigilia della prima crociata, e sono scritti da Franchi per un pubblico franco, e contribuirono enormemente all’appello di Clermont del 27 novembre 1095 da parte di papa Urbano II, che dette avvio alle crociate.
    Ma, secondo la tesi del professor Frankopan, queste lettere cirocolarono con l’autorizzazione dell’ “ufficio propaganda” dello stesso Alessio I Comneno, bisognoso del supporto di cavalieri franchi per respingere Turchi, Peceneghi e Cumani da una Romània che intorno al 1095 era ormai ridotta al solo Balcano (più alcune enclavi costiere anatoliche come Nicomedia, Civoto, Sinope, Trebisonda e Attalia), e sull’orlo di un CROLLO sotto l’attacco delle suddette stirpi turche d’Asia e d’Europa!
    Epperò è da allora che nel Frangistan/Occidente, certi stereotipi e pregiudizi antiturchi, dominati dal TERRORE che il solo sentire delle loro gesta (vere o amplificate che fossero) suscitavano, che il turco, musulmano o no (Peceneghi e Cumani erano sciamanisti, con alcuni nuclei superficialmente cristianizzati all’Ortodossia e forse al Nestorianesimo), è oggetto di antiche e nuove avversioni.

    • mirkhond ha detto:

      errata corrige: Çaka Bey o meglio Çaka Beg, il primo emiro turco di Smirne, che nei brevi ma tremendi anni in cui fu a capo della costa egea anatolica, anticipò di un paio di secoli le imprese della successiva pirateria ottomana, e Alessio I lo potette debellare solo col passaggio dei Franchi in Anatolia, nell’estate del 1097, durante il pellegrinaggio armato che sarebbe passato alla storia come Prima Crociata.

  6. mirkhond ha detto:

    Giuseppe, potrei riceverne una copia anch’io?

  7. raffaele morani ha detto:

    Anch’io grazie🙂

  8. Pierluigi Mennitti ha detto:

    pure io, teşekkür ederim

  9. Roberto ha detto:

    Grazie, anche a me.

  10. mirkhond ha detto:

    Alcune osservazioni sull’ottimo Mamma li Turchi
    1) Avicenna (980-1037) e Rumi (1207-1273) non erano Turchi, ma Iranici.
    2) La civiltà araba ebbe varie declinazioni, e quella maghrebina ne è una variante, così come quella irachena, seppur la prima su un indubbio fondo berbero, la seconda su un fondo aramaico iranizzato.
    3) Se invece parliamo di civiltà “araba” nel senso dell’area tra i Balcani e il Turchestan uiguro, è più corretto definirla una civiltà turco-iranica, perché indubbiamente le popolazioni turche che fin dal VI secolo dopo Cristo si affacciarono in Asia Centrale, alle frontiere dell’Iran, ne subirono potentemente il fascino della sua civiltà, fascino che avrebbe portato alla conversione all’Islam delle stesse stirpi turche (tranne forse per i Bulgari del Volga), nella variante iranica, sviluppatasi nel X-XI secolo, soprattutto alla corte dei Samanidi di Bukhara (874-999), dinastia iranica sunnita, discendente da un generale sasanide.
    Del resto lo stesso Orhan Pamuk nel suo Neve, fa dire a Blu, capo degli “integralisti” islamici di Kars, che lui lottava perché i Turchi di OGGI, potessero tornare a leggere lo Shahnamè di Firdusi (934-1020), capolavoro dell’epica IRANICA, scritta in epoca musulmana, ma chiaramente ispirata ad un ciclo epico del Sistan di epoca Sasanide (226-651 d.C.).
    Blu, sempre in Neve, afferma giustamente che lo Shahnamè era letto dai ceti colti di tutto l’Impero Ottomano dalla Bosnia a Baku, e, aggiungiamo noi, direttamente in FARSI.
    Inoltre era letto e apprezzato in tutta l’immensa area degli imperi musulmani fondati da Turchi Iranizzati non solo Ottomani, ma anche dei Safawidi (1502-1736) e Qagiari (1779-1925) dell’Iran, e del Sultanato di Delhi, soprattutto sotto i Moghul (1526-1858, de facto sotto la Compagnia della Indie dalla fine del XVIII secolo).

  11. Davide Genta ha detto:

    Se fosse ancora disponibile, ne chiedo una copia anch’io!

  12. Akhenaton ha detto:

    Anche una per me,grazie

  13. Ani_M ha detto:

    Se ancora disponibile, ne chiedo una copia anch’io, grazie!

  14. Linda Chicco ha detto:

    Ne hai una copia anche per me? Grazie mille…

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