Del ghezismo e della democrazia


Chi segue questo blog sa bene cosa penso dei moti di piazza: li ritengo contrari alla democrazia, che si fonda sulla competizione tra proposte alternative sottoposte al giudizio degli elettori; le decisioni le prende per l’appunto chi ha la maggioranza, non chi grida più forte degli altri.

Ora, uno degli animatori della “Piattaforma di Taksim” – l’architetto Korhan Gümüş – ha fatto una scelta coraggiosa e ha deciso di presentarsi in prima persona alle elezioni del 30 marzo: direttamente nel quartiere di Beyoğlu, nel cui territorio si trovano il parco Gezi e piazza Taksim.

Ed è stato un plebiscito a suo favore, vero? Tutti a votare per lui così da consentirgli di “salvare” il parco dalla “speculazione”? Beh, no! Questi sono invece i risultati:

Ahmet Misbah Demircan (sindaco uscente, AKP), 69.549 voti pari al 47,82%

Aylin Kotil (CHP), 51.184 voti pari al 35,19%

Korhan Gümüş (HDP), 10.590 voti pari al 7,28%

E ora che “il popolo” ha parlato, come la mettiamo?

Il compito degli intellettuali – fondamentale in una democrazia – è quello di criticare e proporre: non sta a loro decidere, un’eventuale legittimazione a farlo deve arrivare dalle urne e non dalle piazze.

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5 risposte a Del ghezismo e della democrazia

  1. Simone Favaro ha detto:

    me lo segno per la prossima volta qualora M5S prendesse un altro 25% o di più. O in quel caso si tratta di populismo demagogico e ignoranza dell’elettorato?🙂

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      certo che si tratta di populismo demagogico (il degrado culturale della società italiana è qualcosa di palese: non vale la pena discuterne)! quindi? cosa c’entra tutto ciò col fatto che le decisioni – in democrazia – vanno prese nelle urne e non nelle piazze?

      • Simone Favaro ha detto:

        che se è vero il populismo demagogico per M5S lo può essere altrettanto per AKP. Che se l’elettorato italiano che vota per M5S è ignorante, lo può essere anche quello turco che vota per AKP. Detto questo, è più populista dire che le urne sono depositarie di verità del fatto di amettere che non sempre le scelte delle urne sono quelle più auspicabili, in particolare quando esistono sistemi maggioritari e iper personalistici. Ricordiamoci che a fronte di un 45% di AKP esiste un 55% (maggioritario in termini assoluti) che non trova risposta nella politica di AKP. Alternative? sistemi proporzionali. Solo così il voto alle urne ha un senso e fa uscire un parlamento effettivamente rappresentativo della società. E in questo modo si costringono i parlamentari a trovare compromessi e mediare sulle questioni. Il resto è solo dittatura democratica della maggioranza (in Italia, Turchia o resto del mondo non importa) che mi ricorda molto la scena finale di Ghostbuster.

        • Istanbul, Avrupa ha detto:

          l’Akp è al potere dal 2002: viene giudicato in base a quello che fa; il M5S viene giudicato in base alla propria retorica, nel contesto di una profonda crisi politica ed economica. non proprio la stessa cosa, no?

          in ogni caso, le elezioni servono per prendere delle decisioni: la storia della “rappresentanza”, infatti, la tira sempre fuori chi è per lo status quo, chi NON vuole che le decisioni vengano prese😉

          • Simone Favaro ha detto:

            la rappresentanza è il principio della democrazia da Platone in poi (ma evidentemente le “riforme” culturale degli ultimi 30-40 anni hanno raggiunto lo scopo dell’infondere e difffondere ignoranza).

            L’assenza della rappresentanza storicamente si è manifestata sotto le forme di monarchia e dittatura. Il decisionismo è tipico di una società modernista e, guarda caso, il modernismo ha avuto il suo picco sotto il fascimo, nazismo e comunismo…

            Errato. Le elezioni servono a esprimere un parlamento che governi. Governare non significa decidere, ma gestire. Per questo le tanto citate “democrazie” moderne hanno espresso la separazione dei poteri. Perchè il governo non deve decidere, ma semplicemente “eseguire” quanto decisono da un parlamento rappresentativo della popolazione. Un parlamento che non rispecchia la composizione sociale non rappresenta un popolo, ma solo una parte di esso portando avanti non l’interesse generale, ma quello particolare.

            Il resto sono solo spot pubblicitari atti a giustificare l’autocrazia (che è ben diversa dalla democrazia).

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