Su Panorama: Quel che resta di Gezi


Un anno dopo, cosa resta delle proteste di Gezi e del movimento politico che sembrava potesse scaturirne? Praticamente nulla: a essere attivi oggi sono infatti solo i gruppi violenti e radicali, del tutto privi di legittimità democratica!

(mio breve intervento sul settimanale Panorama, in edicola oggi: con intervista al professor Michelangelo Guida, che pubblicherò prossimamente sul blog…)

Sabato 7 giugno inizieranno i lavori per il nuovo aeroporto di Istanbul, destinato a diventare il più grande del mondo: sarà questa l’occasione per nuove manifestazioni ambientaliste contro il governo di Recep Tayyip Erdoğan? Quelle in occasione del primo anniversario dell’occupazione di piazza Taksim, vietate dalle autorità, sono però fallite: partecipazione ridotta, frange estremiste in azione, dura risposta della polizia con scontri accesi, feriti, arresti. Tutto finito nel giro di un pomeriggio.

Lo “spirito di Gezi” sembra infatti essersi spento, i gruppi organizzati di matrice rivoluzionaria – numericamente esigui – hanno definitivamente preso il sopravvento sulle richieste spontanee di maggiori libertà e democrazia. Nel frattempo il premier turco ha attaccato la stampa internazionale, che dedica a questi eventi uno spazio a suo dire eccessivo e ha l’obiettivo di mettere in cattiva luce il suo Paese.

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3 risposte a Su Panorama: Quel che resta di Gezi

  1. Gerardina ha detto:

    Forse lo spirito di Gezi Parki si è spento a causa dei lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, di un ragazzo di quattordici anni morto dopo mesi di agonia, per non parlare dei maltrattamenti, di decine di giornalisti arrestati, l’ultimo in diretta TV, perché non è previsto dal governo centrale avere opinioni diverse. Le mie sono solo ipotesi. Gerardina

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      non sono d’accordo.

      primo, le manifestazioni dello scorso anno sono state molto più intense proprio in virtù degli episodi di violenza da parte della polizia e delle conseguenti vittime (da tenere ben presente anche la violenza dei manifestanti, però: altrimenti si ha una visione molto parziale).

      e comunque, in Turchia si è liberi di avere tutte le opinioni che si desiderano: ma magari si possono esprimere in modo civile e non tirando molotov, o comunque occupando per le proprie iniziative politiche luoghi ad alta frequentazione.

      (comunque il collega della Cnn NON è stato arrestato: gli sono stati semplicemente chiesti i documenti, che però non aveva con sè)

  2. Pingback: Su Panorama: Quel che resta di Gezi (intervista al professor Michelangelo Guida) | Istanbul, Avrupa

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